Il Tirreno

Livorno

“Ringo”, il tavolone e il trampolino dei Fiume: «Dopo 50 anni di carriera smetto con i tuffi»

Federico Lazzotti
“Ringo”, il tavolone e il trampolino dei Fiume: «Dopo 50 anni di carriera smetto con i tuffi»

Livorno, Mauro Serra, 67 anni, è un’icona dell’estate: «Che emozione salire gli scalini e sentire la gente gridare il mio nome. In mezzo secolo mi sono fatto male solo due volte: avevo un trucco...»

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LIVORNO. Per quasi cinquant’anni il trampolino dei bagni Fiume è stato per Mauro Serra, in arte “Ringo”, un palcoscenico e i bagnanti che acclamavano il suo nome, abbarbicati sugli scogli tutt’intorno, un pubblico da soddisfare e stupire.

Di volta in volta, guardando le estati e il mondo cambiare dall’alto, ha percorso i venticinque scalini che portano alla piattaforma più alta travestito da Superman, con la bandana in testa, con lo skate, in bicicletta, bendato, con le scarpe o un lenzuolo intorno al collo. E quando allo stabilimento c’era la radio – siamo negli anni Novanta – la sua performance veniva annunciata dallo speaker come l’evento della giornata. E tutti, in pochi secondi, si trovavano con il naso all’insù a guardare questo kamikaze dell’acqua lanciarsi da quasi sei metri mostrando un repertorio di tuffi spettacolari: tavolone, disco volante, paperino, virgola a sette e mezzo. Ha sfidato la gravità, Ringo, il pericolo, il dolore e quel pizzico di sadismo di chi aspettava che impattasse col mare quando di gropponata quando di spanciata.

«C’era il trucco – rivela oggi che come una vera star annuncia il suo ritiro in una lettera – nella mia carriera mi sono fatto male soltanto due volte: la prima nell’estate del 1981, se non sbaglio. Mi tuffai con una bicicletta ma durante il volo mi prese in testa, svenni e mi trovai in ospedale. L’altra, qualche tempo dopo, perché provai a fare la siusky ma ci ho rimesso i gioielli di famiglia e non l’ho più ripetuta».

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LA LETTERA. A convincere “Ringo” a dire basta ai voli non è tanto l’età, compirà sessantasette anni a dicembre, quanto le ginocchia. «Ho le cartilagini che mi fanno male e quando salgo sul trampolino poi per due giorni ho dolori atroci». Ecco perché come una vera star arrivata al tramonto di una carriera di applausi e successi Serra ha preso carta e penna. «Voglio mettere per iscritto – scrive – il mio addio alla carriera di tuffatore. I miei tuffi – prosegue – hanno intrattenuto, divertito e mi hanno avvicinato alla gente. Mi sono creato un personaggio che le persone hanno portato in alto: ai Fiume e in generale anche in città. Voglio ringraziare – aggiunge – tutti coloro che mi hanno sostenuto e in particolare la famiglia Neri (proprietari dello stabilimento ndr) che mi ha sempre aiutato».

LA STORIA. Serra è poco più di un ragazzo quando a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta Klaus Di Biasi e Giorgio Cagnotto portano i tuffi nelle case degli italiani. «È grazie a loro che sono salito sul trampolino e non sono più sceso. I primi esperimenti li ho fatti alla piscina comunale che ogni tanto frequentavo. È lì che sono nate le mie acrobazie. E quel soprannome? Qualche volta facevo la comparsa e mi piacevano i Beatles così mi hanno ribattezzato Ringo Star». Le sue imprese, negli anni, sono finite in diversi video cliccatissimi su Youtube e in un racconto di Glauco Ballantini: «Tutti lo incitavano – scrive – in attesa di vederlo sfracellare in mare dall’altezza del trampolino alto, perché lui si faceva anche male, per quell’effimera gloria. A volte, quando non era vestito, riemergeva rosso come un peperone in qualche parte del corpo che aveva incontrato l’acqua poco dolcemente».

Domenica 26 agosto Serra è salito per l’ultima volta sul trampolino regalando uno dei suoi tuffi più celebri. «Ora – spiega disegnando il suo commiato – il trampolino lo guarderò da sotto, felice di ciò che ho fatto, insegnerò ai bambini dei Fiume qualche trucco in attesa di una persona che potrà eguagliare le mie imprese...».


 

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