Il Tirreno

Livorno

Dal tuffo con la bandana No Tav ai Tre Ponti allo ius soli cacciuccato  Livorno e la Regione verso il voto, il sindaco M5s si smarca dalla Lega  

Pepe Mujica, Fidel, la bandiera Pci così Nogarin si butta a sinistra

JUNA GOTI

il puntoLIVORNOLo ius soli cacciuccato è solo l’ultimo atto. Ok, non è stato Filippo Nogarin a proporre al consiglio comunale di Livorno di accendere in qualche modo i riflettori sui bimbi nati all’om...

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il punto

LIVORNO

Lo ius soli cacciuccato è solo l’ultimo atto. Ok, non è stato Filippo Nogarin a proporre al consiglio comunale di Livorno di accendere in qualche modo i riflettori sui bimbi nati all’ombra dei Quattro Mori da genitori stranieri. Lo ha fatto il gruppo Futuro, e quando è arrivato il momento di votare il sindaco non era più nel salone del municipio da un pezzo: era già con la valigia in mano diretto verso Roma. Ma la sua maggioranza, silenziosa in aula, quello ius soli in salsa labronica l’ha votato. E lui ha subito pubblicamente applaudito.

La cittadinanza onoraria – che poi cittadinanza onoraria non sarà – è solo l’ultimo capitolo di una narrazione a 5 Stelle che Nogarin cerca da sempre di condire con parole e simboli che sono tutti di sinistra. Quasi a dire: quelli che c’erano prima avranno pure perso il timone della città, nel 2014, ma Livorno è rimasta. E tra otto mesi torna pure a votare. Per scegliere il primo cittadino, o la prima.

Potere dei simboli. La foto con la bandana No Tav al debutto da sindaco al tuffo gelato di capodanno davanti ai Tre Ponti, nel 2015. Il registro aperto per dire addio a Fidel Castro all’ingresso del Comune, nel 2016. La cittadinanza onoraria conferita all’ex presidente dell’Uruguay Pepe Mujica, un gigante della sinistra internazionale, che Nogarin è andato a prendere personalmente alla stazione con un Maggiolone bianco della Volkswagen (era il maggio del 2015, ma Pepe è tornato anche nell’agosto di quest’anno).

Poi c’è quella volta che il sindaco pentastellato si è fatto fotografare davanti alla bandiera del Pci, quella vera, esposta all’interno del Museo della Città che ha inaugurato in piazza del Luogo Pio (la scorsa primavera). A pochi metri dalla facciata restaurata del teatro San Marco, nel cuore della Venezia, dove nel 1921 nacque il partito comunista e dove lo scatto con il taglio del nastro è arrivato il 6 aprile del 2017.

Nel mezzo il M5S ha trovato anche il modo di annodarsi sulla trasformazione di via Grande – quella dei negozi e delle grandi catene commerciali – in via Che Guevara. Lo hanno proposto i consiglieri grillini, la notizia ha fatto il giro d’Italia, poi però non se ne è fatto di niente.

Si arriva al maggio di quest’anno. Giuseppe Conte diventa premier, il governo ha i colori del Movimento 5 Stelle, ma il contratto è con la Lega di Matteo Salvini. La giunta livornese prova smarcarsi. Lo fa quasi subito: quando critica le parole del neoministro Lorenzo Fontana sulle famiglie arcobaleno o quando, nei giorni del caso Aquarius, prende le distanze dalla chiusura dei porti alle navi cariche di migranti. Nogarin pubblica un post sul porto aperto, ma passano pochi minuti, arriva la telefonata dall’alto e il post sparisce.

L’ultimo messaggio al megafono arriva a settembre inoltrato attraverso un’intervista a la Repubblica: «Noi siamo diversi dalla Lega» e in Toscana c’è da «dare una scossa». Già, anche i toscani tra poco torneranno a votare. E il centrodestra leghista è in grande spolvero.

JUNA GOTI

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di Redazione web