Il Tirreno

Livorno

Pasticci, miraggi e prove insufficienti: senza colpevole l’omicidio di via Roma

Federico Lazzotti
Pasticci, miraggi e prove insufficienti: senza colpevole l’omicidio di via Roma

Livorno, dopo due anni e mezzo di indagini è stato prosciolto Agostino Ceci, unico indagato arrestato ingiustamente per il delitto

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LIVORNO. L’inchiesta sull’omicidio di via Roma passerà alla storia come un pasticcio investigativo dove l’unica certezza è che l’assassino – chiunque esso sia – resterà senza nome. A distanza di due anni e mezzo dal delitto di Zviadi Khurtsidze, 40 anni e origini georgiane, ucciso a coltellate all’angolo con via Zambelli alle 22 del 6 febbraio, la procura ha chiesto e ottenuto l’archiviazione nei confronti di Agostino Ceci, 66 anni, carabinieri paracadutista in pensione. E soprattutto da cinque anni amante della moglie della vittima.

I motivi del proscioglimento dell’unico indagato, arrestato due mesi e mezzo dopo l’omicidio e scarcerato tre settimane più tardi, sono contenute nelle quattro pagine nelle quali i pubblici ministeri Giuseppe Rizzo e Fiorenza Marrara, subentrati a inchiesta in corso, ripercorrono l’indagine e soprattutto i «miraggi» che ne hanno condizionato, irrimediabilmente, l’esito. Sono due, in particolare, le false prove – inizialmente considerate capisaldi dell’accusa – che con il passare dei mesi si sono rivelate un boomerang: le intercettazioni ambientali e un video, registrato dalla telecamera della caserma della guardia costiera di via Zambelli la sera del delitto.

LE INTERCETTAZIONI. Quando Ceci venne arrestato, era il 20 aprile 2016, nell’ordinanza di custodia cautelare si faceva riferimento ad alcune frasi che l’indagato aveva pronunciato in auto, nei giorni successivi al delitto, mentre percorreva le strade intorno alla casa della vittima. Bene, queste frasi: «È uscito, uccidiamolo laggiù», «Sto stron..», «Ora mi sento più libero», sono risultati dei «miraggi acustici». Rumori dell’auto che il consulente della procura (finito nei guai per questo) ha trascritto con parole che somigliavano al flusso di coscienza della follia.  Scrivono i pm citando il tribunale del riesame di Firenze che ha scarcerato l’indagato due anni e mezzo fa: «L’ascolto del cd contenete il file relativo alle conversazioni non consente di comprendere alcunché e pertanto non si vede come sia stato possibile enucleare quelle frasi indicate dal consulente tecnico».

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I VIDEO. Stesso esito per quello che riguarda le immagine registrate e finite agli atti dove si vede un uomo – Ceci secondo le accuse iniziali – percorrere via Zambelli poco prima dell’omicidio consentendo agli investigatori di collocare l’indagato sul luogo del delitto. «Non ha valenza probatorio in quanto non consente di vedere il volto della persona ripresa e, comunque, la persona ripresa è di statura media e andatura media.

LE CONCLUSIONI. Alle stesse conclusioni dei giudici del Riesame sono arrivati i periti del Ris nominati dal Tribunale. «Le conclusioni dei periti nominati dal giudice – scrivono i pubblici ministeri – erano chiarissime. Per quanto concerne la parte audio parlano di miraggio acustico e concludono dicendo che non è possibile sentire alcuna frase attribuibile al Ceci (addirittura i suoni provengono in gran parte da rumori e non da voce umana). Altrettanto chiare le conclusioni sulle immagine. Si afferma che gli elementi a supporto dell’identificazione del Ceci sono limitate».

Nonostante il quadro probatorio sia stato «ulteriormente indebolito rispetto alla fase iniziale – proseguono i pm – le indagini sono andate avanti con ulteriori intercettazioni per verificare eventuali contatti tra la moglie della vittima e l’indagato. Ma «le ulteriori indagini – è la conclusione – non hanno consentito di individuare dei riscontri indiziari acquisiti nella prima fase dell’indagine . Detti elementi, pur sussistenti (movente delle gelosia e assenza di alibi) non paiono sufficienti per un proficuo esercizio dell’azione penale».

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