Il Tirreno

Livorno

L'ex carabiniere prosciolto: «Non avevo nessun motivo per fare male a quell’uomo»

Federico Lazzotti
L'ex carabiniere prosciolto: «Non avevo nessun motivo per fare male a quell’uomo»

Livorno, Agostino Ceci si è sempre  dichiarato innocente. Gli avvocati del sessantaseienne: «Le prove sono state falsificate e si è indagato a senso unico» 

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LIVORNO. Agostino Ceci, 66 anni, quando ha saputo che l’indagine a suo carico per il delitto di via Roma era stata archiviata si è presentato dai suoi avvocati, Marco Talini e Francesco Gristina, con i ritagli dei giornali che raccontavano dell’inchiesta. Per l’ex carabiniere paracadutista, insieme alle tre settimane trascorse in carcere, il peso più grande da sopportare in questi due anni e mezzo trascorsi con addosso il marchio sospetto.

«Non avevo nessun motivo per fare del male a quell’uomo», spiega attraverso i suoi legali. E ancora sulla relazione con la moglie della vittima: «Quando il rapporto è finito è finito. E comunque quell’uomo nemmeno lo conoscevo». Sugli aspetti giuridici della vicenda i chiarimenti arrivano dagli avvocati dell’ex militare. «Se togliamo gli errori commessi dai periti che hanno portato prove false a carico del nostro cliente (intercettazioni e video ndr) – chiariscono – non ci sono elementi probatori nei confronti del Ceci e dunque nulla che possa dimostrare che ha commesso il reato. Ma è bene sgombrare il campo anche dai sospetti che non devono esistere, perché i reati devono essere provati».

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I lati oscuri dell’indagine, però, non riguardano solo intercettazioni e video, ma anche il resto dell’inchiesta. O meglio una parte incompiuta di questa. «Per due anni mezzo – proseguono – si è indagato in una sola direzione, tralasciando, o comunque non approfondendo, aspetti che forse avrebbero permesso di raggiungere un qualche risultato». Il riferimento nemmeno tanto velato è ai possibili rapporti della vittima con i suoi connazionali. Zviadi Khurtsidze, poco prima di essere ucciso era a casa di alcuni amici poco distante dal suo appartamento. «Chi sapeva che era lì», si chiedono gli avvocati. Gli stessi legali, però, riconoscono alla procura «correttezza» per come si è comportata.

«Quando al Riesame – ricorda Talini – verificammo che le intercettazioni erano vuote e che quei rumori erano frenate e cigolii, il primo a dire di scarcerare Ceci fu il procuratore capo Ettore Squillace Greco. Detto questo, gli investigatori non si sono fermati, ma hanno continuato a indagare come emerge dalla richiesta di archiviazione: sono state fatte ulteriori intercettazioni a carico della moglie della vittima per accertare se vi fossero rapporti con il Ceci e non è emerso nulla, nulla di nulla che potesse far pensare ce il nostro cliente abbia avuto una qualunque responsabilità in questo delitto».
 

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di Redazione web