Il Tirreno

Livorno

Lo “ius soli” alla livornese votato anche dai 5 Stelle

Juna Goti
Lo “ius soli” alla livornese votato anche dai 5 Stelle

Livorno, in consiglio comunale passa l’atto di Futuro: «Una cerimonia per la cittadinanza onoraria ai bambini nati a Livorno da genitori stranieri». La Lega: «Ridicolo, medaglie di cartone»

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LIVORNO. Chissà come avrebbe commentato a caldo il neo alleato di governo Matteo Salvini se mercoledì fosse stato seduto nel salone del consiglio comunale. Consiglio che, su spinta della sinistra ma anche con i voti dei 5 Stelle silenziosi, ha approvato quello che è stato ribattezzato mini ius soli alla livornese. È stata Giovanna Cepparello (Futuro) a firmare con il collega Andrea Raspanti l’atto di indirizzo che impegna sindaco e assessori ad «avviare celermente l’iter per organizzare una cerimonia aperta alla città in occasione della Giornata mondiale dell’infanzia». Cerimonia «durante la quale sarà conferita la cittadinanza onoraria ai bambini nati a Livorno da genitori stranieri».

Già nel marzo del 2015 il consiglio aveva approvato all’unanimità una mozione per il conferimento della cittadinanza onoraria ai bambini nati all’ombra dei Quattro Mori da mamme e papà immigrati. Ma questa volta dai banchi di sinistra arriva la richiesta di un impegno più concreto, con una data ben precisa: 20 novembre.

Nell’atto viene sottolineato che da quel marzo di tre anni fa «permane nel nostro Paese un vuoto legislativo sullo ius soli». E che «lo scenario politico nazionale e internazionale è profondamente cambiato, sono tornati prepotentemente alla ribalta razzismo e xenofobia». Ma guardandola in chiave politichese è cambiato soprattutto il governo: se nel 2015 Cinque Stelle e Lega se ne stavano su due fronti diversi della barricata, oggi a Roma governano insieme. Così la votazione finale assume tutto un altro valore. Dopo che la consigliera ripete che «siamo la città delle Livornine» e che «in questi tempi sempre più bui possiamo fare un piccolo ius soli locale», votano in 22: favorevoli tutte le forze (21 voti tra Futuro, Bl, Città Diversa, Livorno libera, Pd, M5S) ad eccezione di Fi. «È un atto simbolico che non serve a niente e comunque siamo contrari allo ius soli», dice subito la forzista ed ex provveditrice agli studi, Elisa Amato.

Il consiglio vota sul filo della mezzanotte. Non c’è dibattito. Il sindaco è già uscito da un pezzo per tornare nella capitale per impegni istituzionali. Si nota l’assenza proprio durante il voto di due consiglieri grillini. «Sono uscito un attimo ma avrei votato sì», dice Nicola Meschinelli. «Ero in bagno, ma mi sarei allineato al gruppo», risponde Mirko Barbieri.

E mentre nell’ex città rossa il gruppo M5S sembra tornare a smarcarsi dagli alleati romani come già aveva provato a fare sulla chiusura dei porti alle navi dei migranti (salvo poi cancellare il post del sindaco), sui diritti civili (criticando le parole del neo ministro Fontana) o aprendo le braccia a Pepe Mujica, i leghisti livornesi insorgono. «Il relativismo del consiglio – scrive Luca Tacchi, Movimento giovani toscani – raggiunge l'apice con il mini ius soli concesso a colpi di cittadinanza onoraria. Così viene ridotto al ridicolo un istituto fatto per premiare le eccellenze, evidenziare grandi gesta umane e culturali». Tacchi le definisce «medaglie di cartone elargite da una sinistra incapace di capire le vere esigenze della popolazione», una «sinistra retorica» di cui «la nostra triste amministrazione è espressione». E chiude così: «Provvedimenti ridicoli che piallano verso il basso la società e che saranno subito rivisti quando governeremo la città».
 

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