Toscana
I nuovi gozzi del Palio stanno prendendo forma
Il comitato a Caserta per ritirare gli stampi: «Era il passo più importante» Le otto imbarcazioni verranno costruite in vetroresina da un’azienda pisana
LIVORNO
I nuovi gozzi, finalmente, hanno preso forma. O meglio, hanno preso forma gli stampi che serviranno per realizzare le barche che dal 2019 verranno utilizzate per le nostre gare remiere. Dopo mesi di lavori, di riunioni, di revisioni, di pareri dati da ingegneri, responsabili delle cantine e comitato, il cantiere Tripesce - con sede al Tombolo, in territorio pisano - ha ricevuto i due stampi che daranno vita alla chiglia e alla coperta delle otto imbarcazioni. Sì, sarà un’azienda pisana a realizzare i nuovi gozzi livornesi. Prua dritta, banchi di voga più lontani dalla poppa per evitare che la barca impenni, scalmi allineati e più spazio tra i capivoga e il timoniere: sono queste le caratteristiche principali delle imbarcazioni del prossimo anno.
«Questo è il primo passo, quello più importante, ora finalmente possiamo iniziare con gli stampi dei gozzi», ha commentato il presidente del Palio marinaro, Maurizio Quercioli, che insieme ad altri membri del comitato – mercoledì – si è recato a Caserta per andare a ritirare gli stampi da un’azienda specializzata, caricati poi su un camion e portati alla Tripesce. Come accade in questi casi, infatti, dopo la fase teorica della progettazione tridimensionale, i cantieri inviano il progetto a ditte che si occupano degli stampi. E il cantiere Tripesce, che si è aggiudicato l’appalto, in accordo col Palio (180mila Iva compresa già richiesti, fondi stanziati dal Comune) si è rivolto alla Naet, azienda campana leader del settore della nautica.
«Tutte le informazioni su come realizzare i gozzi – ha spiegato Mirko D’Addezio, responsabile della Tripesce – sono arrivati dal Palio. Noi abbiamo riprogettato tutto perché le barche saranno di vetroresina e non di legno. Finito il progetto in 3D, abbiamo passato tutto alla Naet per realizzare il master dal quale verranno fuori le barche. Potevamo realizzare gli stampi in casa ma il costo sarebbe stato maggiore e il risultato più impreciso».
Una spedizione livornese, due giorni fa, è andata a Villa Literno, in provincia di Caserta, per verificare che il progetto tridimensionale corrispondesse con lo stampo fisico. «In questo caso – spiega il responsabile legale di Naet, Dario Rossetto – l’errore è pari a zero. Con l’ingresso delle macchine, si sono perse le maestranze che avevamo fino a 30 anni fa. La macchina ha ridotto i costi e gli errori, però la progettazione, il ricalcolo degli errori, le scelte tecnico-strutturali e tutti gli altri lavori che prima faceva il maestro d’ascia durante la costruzione, oggi continuano a essere svolti dalle persone. Ma vengono fatti prima, durante la fase di progettazione. Il robot viene dopo».
Soddisfatto Quercioli, accompagnato dai responsabili del parco barche Giancarlo e Roberto Mariotti e Alessandro Lemmi e dall’ex presidente del Venezia, Gigi Suardi, eletto dai presidenti delle sezioni nautiche come loro rappresentante. «La chiglia – ha detto Quercioli – riprende i gozzi del ’73, ma le prue saranno costruite come le barche del dopoguerra. La linea d’acqua non sarà cambiata, così come bordate e ruota di prua. È variata tantissimo, invece, la solidità della barca e la resistenza: abbiamo chiesto gozzi a prova di scoglio e così sarà». Qualche modifica comunque ci sarà. «Dopo le riunioni della commissione tecnica, abbiamo deciso di spostare di qualche centimetro verso prua i seggiolini, in modo da togliere il difetto dei vecchi gozzi che si impennavano». —
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