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il caso 

«Ecco come quel primario ha salvato la vita a mio padre»

«Ecco come quel primario ha salvato la vita a mio padre»

Il racconto di un lettore in difesa del medico livornese Alessandro Pampana indagato dalla procura di Massa per la morte in corsia di 34 pazienti

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LIVORNO

Ci vuol mettere la faccia, per questo si presenta con nome e cognome perché a Giuseppe Bertelloni, dirigente di una società di pugilato, che il dottor Alessandro Pampana, medico di origini livornesi, primario di Medicina generale all’ospedale di Massa, sia oggetto di indagine da parte della Procura dispiace profondamente. Gli dispiace perché «a lui e al suo reparto devo la vita di mio padre».

Il dottor Pampana è indagato dalla Procura di Massa per 34 decessi avvenuti nell’ospedale delle Apuane (come Il Tirreno ha scritto nell’edizione di ieri). La Procura ha aperto un fascicolo sul primario dopo un esposto di un consigliere di Forza Italia. La prima ipotesi è un'infezione da batterio in corsia.

Pampana, 63 anni, prima di trasferirsi a Massa era stato per sei anni primario a Cecina.

«Mio padre, 93 anni, ha subito 3 interventi in 2 anni, ha un quadro clinico molto complesso, ha contratto infezioni e rischiato la setticemia - racconta ora al giornale il nostro lettore Giuseppe Bertelloni -. Nel reparto guidato da Pampana è stato ricoverato tre volte e per ben tre volte è stato salvato. È arrivato dopo aver contratto il clostridium, ma è ancora vivo. Durante i suoi ricoveri ho verificato rigoroso rispetto per le procedure, massima attenzione ai protocolli e all’igiene. Certo - aggiunge Bertelloni - che si vedono pazienti morire nel reparto di Medicina ma perché quello è un reparto in cui sono ricoverati pazienti molto anziani, spesso con patologie gravi, non per scarse cure. Io ho visto curare i pazienti magnificamente».

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