Gioco
Slot e lotto, la tassa sulla speranza mangia la metà di una busta paga
Oltre 110 milioni di euro spesi in città in un anno: dopo l’Irpef è l’ “imposta” più pesante per i livornesi
LIVORNO
Macché imposte sulla casa o balzelli sulla spazzatura, c’è una tassa che paghiamo quasi col sorriso sulle labbra e una voglia di rivincita in fondo al cuore: è la “tassa sulla speranza” e la paghiamo ogni volta che compriamo un gratta e vinci, ogni volta che preghiamo la leva della slot machine più che la Madonna di Montenero, ogni volta che acquistiamo il biglietto della lotteria «ma lontano da Livorno perché mio cognato lui lo sa che negli autogrill ti fanno vincere di più».
A Livorno città nella prima metà dello scorso anno, secondo i dati del ministero dell’economia elaborati da InfoData24 per il quotidiano confindustriale “Sole 24 Ore”, sono stati bruciati sull’altare del gioco qualcosa come 113 milioni di euro: e stiamo parlando solo dei soldi puntati in tutti i giochi gestiti dall’Agenzia delle Dogane. La cifra vola almeno al doppio se la fotografia si allarga al resto dei mille rivoli in cui finisce la passione per il gioco d’azzardo. Ma anche soltanto badando ai dati ufficiali del ministero, questa montagna di quattrini equivale a più di 710 euro per ciascuno di noi, compresi i bebè e gli ultraottuagenari: segno che in realtà un giocatore neanche troppo incallito vede sparire almeno 2mila euro all’anno dalle proprie tasche.
Il paragone con le tasse non è campato per aria: altro che il salasso di una delle tasse dei rifiuti storicamente fra le più care del Bel Paese, macché recriminare su quanto ci costa l’imposta sulla casa.
Lo Stato ne fa un canale sotterraneo per rimpinguare le proprie casse, oltre che quelle dei privati gestori. La “tassa sulla speranza” è un balzello talmente esoso che soltanto il paragone con l’Irpef regge: le cifre del ministero dicono che Livorno spende per giochi, scommesse, slot o “grattini” sei volte di più dell’intero ammontare dell’addizionale Irpef che paghiamo al Comune direttamente in busta paga o con la dichiarazione dei redditi. Non solo: rispetto ai 2,4 miliardi di euro che rappresentano la “torta” complessiva degli imponibili dichiarati al fisco lo scorso anno nel territorio comunale della nostra città, noi livornesi paghiamo una Irpef che complessivamente ammonta a 481 milioni di euro.
Per andare a caccia della fortuna spendiamo grossomodo la metà. È l’ultima chance per conquistare una promozione sociale: gli altri “ascensori” sono pressoché bloccati. Per salire un po’ più in alto non resta che affidarsi alla dea bendata: l’esatto opposto del merito o della grinta che è indispensabile per prendere in mano il proprio destino. —
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