Il Tirreno

Livorno

Duemila in duomo per l’addio a Pippo: «Ora vola libero come Peter Pan» - Video

Federico Lazzotti
Duemila in duomo per l’addio a Pippo: «Ora vola libero come Peter Pan» - Video

Livorno, durante la messa la lettera del fratello: «Per sempre felice». Il vescovo: «La morte si combatte e si vince con l’amore»

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LIVORNO. Vola Pippo, «angelo rosso». Vola, se puoi, più in alto del nostro dolore. Vola come sarai per sempre, ultimo Peter Pan: libero, giovane e sorridente. La strada verso l’isola che non c’è la conosci da sempre, ma se ti perdi nel traffico del cielo non aver paura, fermati e ascolta la chitarra di Alessandro che ti accompagna fuori dal duomo: «Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino, poi la strada la trovi da te, porta all’isola che non c’è».

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Quel cammino che esce da un romanzo da favola l’hai ripetuto per anni a Camillo, fratello maggiore che porterà con sé anche i tuoi lineamenti. «Da piccino – racconta dal pulpito prima che inizi la funzione – eri fissato con Peter Pan. E sei rimasto un eterno Peter Pan anche da grande: eri libero, sopra ogni schema. E vedere tutta questa gente che è venuta a salutarti conferma che Filippo era un bambino speciale. Sicuramente – va avanti – mancherà a tutti, però possiamo ricordarlo libero e felice com’era».

L’alluvione dell’adolescenza perduta è un pianto collettivo che ha ferito di nuovo la città quando martedì notte lo scooter di Filippo si è scontrato contro il destino mentre tornava a casa. E non c’è verso, dentro a questo duomo, di asciugarlo, arginarlo, batterlo. Nemmeno con i pensieri felici: si aggrappa alle spalle, si appiccica allo stomaco e blocca le gambe prima di arrivare dritto al cuore e alla testa.

L'AMORE VINCE

Lo capisce il vescovo Simone Giusti, cercando di dare conforto a duemila anime perse. «È chiaro ed evidente – dice – che la morte è il nostro nemico. Che tristezza e pianto segnano il volto di tutti. Questo ci sembra un bruttissimo sogno perché non si può morire a diciotto anni. Ma più forte della morte è l’amore».

E poi rivolgendosi ai tanti ragazzi: «Niente si crea e niente si distrugge. È vero o no? Ce l’hanno insegnato alle medie. Ecco perché la morte è un bluff che ci vuole portare alla disperazione».

In prima fila ci sono i genitori di Filippo, babbo Giorgio e mamma Francesca, la fidanzata, gli zii, i parenti. E poi lungo la navata laterale gli ex compagni di squadra della pallanuoto Livorno, dirigenti e allenatori. Sul feretro hanno lasciato una calottina rossa con scritto sopra “Pippo”. Vicino c’è anche la maglia amaranto.

Ci sono i compagni di scuola del liceo Cecioni che domani cominceranno l’anno della maturità con un vuoto dentro. «Vivrai per sempre nei nostri cuori», hanno scritto di rosso e di nero su un lenzuolo bianco appoggiato sul sagrato. I bimbi di Nugola, gli amici del mare. E poi i dipendenti delle pasticcerie di famiglia che hanno visto Filippo crescere immaginando che domani avrebbe portato avanti la dinastia della famiglia Arpesani, Garaffa, Cristiani, custodi della dolcezza attraverso lo chalet della Rotonda, la pasticceria Labronica e lo storico bar-laboratorio di via di Salviano.

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L'OMELIA DI GIUSTI

«Siamo nati per correre – prosegue Giusti – ridere e giocare. Che fare adesso: spaccare tutto dalla rabbia? Rassegnarsi? Che fare? Ma tu morte sei reale? È vero che la morte è signora e padrona? La morte a cui tutti si inchinano è dio? No davvero, c’è qualcosa che resiste alla morte. Chi ha amato Filippo lo ama anche ora. La morte non uccide affetto, amicizia e amore. L’amore di mamma e papà era ed è. Forse non sentite ancora la sua amicizia, la sua risata? La morte nulla può contro l’amore. Anzi: più passa più si fa forte. Non è che tra un anno lo amerete di meno. Tutt’altro, gli vorrete ancora più bene. Quando andiamo al campo santo a portare un fiore non è ancora vivo l’amore? Perché amo e mi manca tanto Filippo? Noi vogliamo amare ed essere amati dalle persone care. Perché siamo creature da amare. Vogliamo sempre di più, sentirsi ancora più amati. Siamo l’amore. E Come la madonna anche Filippo sopravvive alla morte».

Dove? Sull’isola che non c’è, quella che Filippo aveva già trovato prima di volare via e dove chi gli ha voluto bene potrà incontrarlo per sempre. Con una camicia bianca e gli occhiali, sorridente, libero, eterno Peter Pan.
 

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