Il Tirreno

Livorno

Il sindaco chiude Santa Caterina Il prete si arrabbia: messa all’aperto

Nicolò Cecioni e Mauro Zucchelli

Lo stop per la caduta di alcuni frammenti dalla cupola La curia è sconcertata. Il parroco: assurdo, macché pericolo 

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LIVORNO

Il campanile del duomo non ha ancora suonato il tocco quando il sindaco Filippo Nogarin annuncia via Facebook di aver chiuso della chiesa di Santa Caterina, rione Venezia, accanto all’ex convento-carcere dei domenicani: «L’incolumità dei cittadini è prioritaria»: in questa chiesa «servono interventi di messa in sicurezza urgenti e fino a quando non saranno realizzati dovrà restare chiusa». Tutta colpa del fatto che alcuni frammenti sono venuti giù: la curia parla di «alcune parti dell’intonaco che ricopre la cupola». È l’indizio di un pericolo? Il sindaco ha deciso per prudenza di far sprangare le porte dopo il sopralluogo della Protezione civile municipale.

Il parroco don Michele Esposto, però, non ci sta: «Non c’era nessuna necessità di chiudere la chiesa: spero che verrà riaperta al più presto, altrimenti sarò costretto a celebrare la messa di domenica all’aperto».

Il sindaco riferisce di aver avvertito anche il vescovo Simone Giusti: cosa negata da fonti della diocesi. C’è da dire che il presule è agli esercizi di preghiera con i seminaristi in zona Amiata. «Magari il cellulare non prendeva», si glissa diplomaticamente.

In realtà, le ragioni del disappunto episcopale prendono le mosse da ben prima: un mese fa era partito il blitz per chiudere la chiesa, poi ci si era limitati a circoscrivere un’area dove erano caduti i frammenti.

La causa di tutto potrebbe essere il restauro della Soprintendenza nel 2007: risulta che le acque piovane siano state canalizzate verso l’interno della cupola anziché sgrondare verso l’esterno. Risultato: la diocesi ha trovato nella Fondazione Livorno un aiuto per rimediare all’intervento precedente (nel frattempo la ditta esecutrice era fallita e il titolare era morto). Asciugandosi le pareti, secondo il quotidiano web della curia la conseguenza è stata «lo spolverio e un parziale distaccamento della copertura interna».

La curia riferisce che la Soprintendenza aveva ottenuto dal ministero 150mila euro per salvare il ciclo pittorico della cupola (lavori già partiti). Lo sconcerto della diocesi traspare dalla sottolineatura dedicata al sopralluogo già in agenda per la prossima settimana: in vista «la rimozione delle parti che non potranno essere sanate» e la verifica dell’«eventuale posizionamento di reti per riaprire la chiesa al culto e alle visite turistiche».

Nogarin insiste sull’aspetto sicurezza: «Legge e coscienza mi impongono di intervenire», precisando che l’ordinanza sarà revocata «appena sarà ripristinato il livello di sicurezza necessario». Il parroco racconta che il sindaco teme che accada un cedimento come a Roma il tetto della chiesa San Giuseppe dei Falegnami. Ma per don Michele c’è tutt’al più «un leggero distacco di stucchi e un po’di polvere: una cosa leggerissima che quasi non si percepisce, non c’entra niente la struttura architettonica».

E pensare che poco prima che arrivasse la segnalazione di Vigili del Fuoco e della Sovrintendenza, durante Effetto Venezia migliaia di livornesi sono entrati in Santa Caterina, magari salendo fino in cima alla cupola. La relazione dell’ispettore della Sovrintendenza è arrivata una decina di giorni più tardi.

Don Michele ieri aspettava il sindaco per fargli vedere di persona la situazione: «Purtroppo non è venuto, ma ci siamo sentiti su Messanger. Mi ha detto che i Domenicani staranno chiusi fino a quando qualcuno non dichiarerà la struttura agibile. Ma io venerdì prossimo qui dovrò celebrare un matrimonio». E se entro oggi la situazione non si sbloccasse? «Dirò la messa all’aperto per dimostrazione». –



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