Il Tirreno

Livorno

Sparò a due ragazzini, assolto: «Quel fucile non poteva colpirli»

Federico Lazzotti
Sparò a due ragazzini, assolto: «Quel fucile non poteva colpirli»

Livorno, Roberto Antichi era indagato insieme con la moglie per tentato omicidio. Decisive le consulenze degli esperti: da quella distanza poteva solo intimidirli

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LIVORNO. Roberto Antichi, 68 anni, la mattina del 14 settembre dello scorso anno ha raccontato di essere snervato dai continui furti e dalle intrusioni nel cortile della sua casa, a due passi da piazza Dante, avvenuti nei mesi precedenti. E di aver avuto paura, molta paura, perché con lui e moglie c’era anche la nipotina di appena tre anni. Ecco perché quando ha visto due figure – ragazzini di quindici anni – entrare nella sua proprietà, nella parte che dà su via Orosi a due passi dalle Fonti del Corallo, per riprendere il pallone ha preso il fucile Breda Altair calibro 12 caricato a pallini che teneva nell’appartamento nonostante la licenza fosse scaduta nel 1996 e ha sparato. «Volevo ucciderli», ha poi ripetuto agli agenti della polizia intervenuti poco dopo l’allarme degli stessi ragazzini spaventati. Antichi, venne per questo arrestato e messo ai domiciliari con l’accusa di tentato omicidio.

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Un anno dopo il giudice Mario Profera ha assolto durante l’udienza preliminare il sessantottenne e la moglie, Lucia Gori, originaria di Pisa, imputata in concorso con il marito perché lo avrebbe istigato a sparare quando dalla finestra vide entrare quegli intrusi. «Da quella distanza e con quell’arma – è la conclusione del giudice che ha scagionato i coniugi – non poteva colpire i ragazzini». Decisive le due consulenze tecniche firmate da altrettanti esperti, una depositata dai difensori nei mesi successivi all’arresto e l’altra richiesta dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo.

Per ricostruire quello che è successo nel primo pomeriggio di un anno fa il consulente della Procura ha ricreato tutta la scena, anche grazie ai ragazzini, che hanno indicato agli investigatori il punto preciso nel quale si trovavano quando è partito il colpo. Non solo, gli adolescenti hanno spiegato che entrati in quel cortile, hanno sentito lo sparo senza però vedere l’autore del gesto: sono scappati subito verso gli altri tre amici che erano rimasti fuori e tutti insieme si sono allontanati. «Il risultato della ricostruzione – confermano gli inquirenti – è stato che la gittata del proiettile non poteva colpire i due adolescenti fermandosi a circa venti metri da loro».

È con questi elementi in mano che il giudice ha assolto i due imputati. Una decisione che ha bisogno anche di una spiegazione in punta di diritto. «Nel capo d’imputazione – spiegano dalla procura – si legge: perché compiva atti idonei e diretti in modo non equivoco ad uccidere i minori». In questo caso, però, lo sparo – visti i risultati delle analisi balistiche – «non era affatto idoneo ad uccidere», perché non era in grado di raggiungere i ragazzini. Un condizione che, supera, dunque, anche l’ipotetica intenzione di chi ha sparato. È per questi motivi che quello sparo è stato derubricato ad «atto intimidatorio». Un fatto comunque grave ma penalmente irrilevante rispetto all’ipotesi iniziale di tentato omicidio.

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di Redazione web