Il Tirreno

Livorno

il presidente dell’ordine mariotti 

I medici livornesi: «Sui vaccini né flessibilità, né autocertificati»

Gian Ugo Berti

Dura presa di posizione dopo il caso del bambino affetto da leucemia  che non può essere inserito  in una classe di non vaccinati 

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LIVORNO

Niente di chiaro, ancora, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico. In più, nelle ultime ore, il caso dell’alunno veneto affetto da leucemia, che non può essere inserito in classe per la presenza di alunni non vaccinati - per il maggior rischio d’infezioni -, crea ulteriori dubbi. Davanti a questo quadro i medici sono particolarmente critici, soprattutto per un’eventuale approvazione del disegno di legge che abolirebbe l’obbligatorietà della vaccinazione. «Non siamo culturalmente pronti ad un’eventuale volontarietà della profilassi - dice Eliano Mariotti, presidente dell’Ordine provinciale di Medici di Livorno -. Non ci sono pervenute ancora nuove disposizioni ufficiali che potrebbero essere diverse da regione a regione, ma indipendentemente dai tipi di scuola, non si può accettare che la salvaguardia della salute di tutti sia messa in discussione dall'egocentrismo di pochi. Ci auguriamo che l'autocertificazione entro il 10 marzo venga del tutto abolita considerando la possibilità che esistano in giro dei falsi e che in materia di sanità le uniche certificazioni sicuramente valide sono quelle rilasciate dagli enti pubblici. A ciò si aggiunga la difficoltà di eseguire i relativi controlli e le normative per le eventuali sanzioni».

Mariotti continua: «Con l’obbligo “flessibile” alla vaccinazione (così prevede il testo in giacenza al Senato, cioè solo in caso d’emergenza temporanea e locale, ndr), andremo sicuramente peggio. In materia di scienza non esiste un compromesso, la politica non dovrebbe interferire con presunti saccenti o improvvisati stregoni che negano l'evidenza solo per raccogliere un consenso: che le vaccinazioni siano utili necessarie è un fatto incontrovertibile e tutte le evidenze scientifiche lo provano ampiamente. Cercare di "rattoppare" con provvedimenti locali regionali al bisogno, significa rimandare e non risolvere il problema».

Il medico livornese ricorda come «in Europa le vaccinazioni siano di libera scelta, mentre da noi no. Questo dipende dal livello di cultura sanitaria di ciascuna popolazione. In Italia si è sempre investito poco nel far crescere il bagaglio di conoscenze sulla salute. All'estero la stragrande maggioranza delle persone ha fiducia nei vaccini e non pensa assolutamente di metterli in dubbio. Senza l’obbligatorietà i problemi cresceranno perché la situazione di pericolo esiste già, basta leggere i giornali, l'aumento delle malattie infettive è costante». —

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