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sopralluogo dell’authority 

Porto, finalmente la svolta per i bacini Quasi eliminata la nave ko, riecco la gara

Mauro Zucchelli
Porto, finalmente la svolta per i bacini Quasi eliminata la nave ko, riecco la gara

Azimut Benetti: qui da novembre a primavera il varo dei tre yacht extralarge che sono la nuova frontiera del gruppo

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LIVORNO

«Contiamo di farcela entro questo weekend: comunque ancora pochi giorni, pochissimi». Le parole di Stefano Corsini, presidente dell’Authority, sono quasi sovrastate dallo sbatacchiare metallico delle benne: l’annuncio del completamento della demolizione non potrebbe aver riscontro migliore di queste ruspe che, pochi metri più in là, dentro il bacino galleggiante, azzannano quel che resta della nave Urania del Cnr.

Finalmente si sblocca davvero – non nelle carte o nelle volontà politiche bensì nell’operatività reale - l’impasse che per più di mille giorni ha congelato la gara per l’affidamento dei bacini: colpa del fatto che, nell’agosto di tre anni fa, gli appoggi hanno ceduto e la nave è crollata giù, causando la morte di un operaio, seri danni all’infrastruttura e il lunghissimo limbo del sequestro giudiziario.

Ma se Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale, schiera davanti al bacino ancora ko il presidente Corsini più due dei suoi dirigenti (Claudio Vanni e Enrico Pribaz) rappresentanti della Capitaneria di Porto così come di Asl, Agenzia delle Dogane, vigili del fuoco e Arpat (e l’agente Enrico Bonistalli come rappresentante dell’armatore), non è per una gitarella d’occasione, con l’ex amministratore delegato di Azimut Benetti, Vincenzo Poerio, a far gli onori di casa non solo perché si arriva in zona passando dalle aree del gigante degli yacht ma anche perché la riattivazione di quel bacino è essenziale per i vari dei tre ultra-yacht formato “XXL” da 108 metri che sono la nuova frontiera commerciale di questa “Maranello del mare”. Il sopralluogo è stato l’atto finale della conferenza dei servizi che poco prima aveva visto attorno al tavolo dell’Authority i vari soggetti coinvolti.

Cosa c’è da fare dopo la demolizione della nave prima di arrivare alla riattivazione vera e propria? «C’è da ispezionare la carena, ora si è in attesa dell’ok di Arpat per poterlo fare», dice l’ingegner Pribaz. Secondo passo: «Sarà necessario concludere i lavori di carpenteria: da sostituire alcune lamiere della platea e una serie di travi longitudinali», aggiunge spiegando che «finora sono stati rimpiazzati 9 chilometri di cavi elettrici». Poi si arriverà ai collaudi finali («con la verifica del Rina sulla galleggiabilità»).

Insomma, un susseguirsi di passaggi: «Una volta tolto l’ultimo pezzo della nave, – scandisce la nota ufficiale dell’Authority – il bacino potrà essere rimesso in esercizio entro un massimo di due mesi» . Nel corso del sopralluogo, però, Pribaz aveva lasciato aperta la porta delle certificazioni temporanee.

Poerio mette l’accento su tre cose. Il primo è un grazie: lo rivolge «a chi ha lavorato al ripristino del bacino (Ecoacciai, Ecoflash e Gestione Bacini)». Il secondo è una coppia di cifre: cinque milioni di euro le spese fin qui, ma ne servono «altri due per terminare». Il terzo è un tris di date: a fine novembre il varo del primo yacht extralarge, a gennaio-febbraio il secondo, a fine marzo o inizio aprile il terzo. E se il diavolo degli imprevisti ci mettesse lo zampino? «Sarebbe un guaio: dovremmo andare a vararlo a Muggiano. Ce la faremo».

Ma non si può dimenticare che era stato pubblicato sulla Gazzetta comunitaria all’inizio dell’ìaprile 2015 il bando firmato dall’Autorità Portuale per «l’assentimento in concessione demaniale marittima del compendio dei Bacini di Carenaggio del Porto di Livorno», così recita testualmente l’avviso in burocratese.

La procedura può sbloccarsi: «La lettera d’invito – dice Corsini – partirà nel più breve tempo possibile. Uno dei nostri ingegneri è al lavoro per fare le cose al meglio e quanto prima». Ma ritorna l’interrogativo: quando? «Nel giro di una trentina di giorni». —



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