Gioco
De Pas, un grande uomo che rivive nell’amore della sorella e degli amici
Oggi ricorre un mese dalla scomparsa a Milano di un grande livornese, forse non ricordato come meritava, uomo di scienza e di cultura Roberto De Pas. I suoi compagni di classe di 57 anni fa, della...
Oggi ricorre un mese dalla scomparsa a Milano di un grande livornese, forse non ricordato come meritava, uomo di scienza e di cultura Roberto De Pas. I suoi compagni di classe di 57 anni fa, della Prima Liceo Classico di Livorno, lo ricordano oggi riuniti attorno alla sorella Genny, l’unica rimasta di una famiglia livornese che ha ricevuto e dato onore fuori dalla propria città senza mai dimenticare le proprie origini.
Roberto De Pas era mio fratello, il mio ultimo amato fratello. Era il padre di Micol, Thalassa, Nathan e Gioele. A Milano nel’72 aveva fondato lo studio De Pas specializzato in psicoterapia, cura delle balbuzie, dislalia e dislessia. Parallelamente, ha portato avanti un’intensa attività didattica e di scrittura. Ha organizzato lezioni di doppiaggio cinematografico e ha fondato una compagnia teatrale dedicate alla cura della balbuzie e delle difficoltà espressive. È stato socio fondatore di Psikipedia, una associazione tra psicologi e psichiatri, per la diffusione del sapere psicologico. È stato anche socio fondatore della Casa Editrice Thàlassa De Paz, specializzata in cultura e filosofia ebraiche. Alla psicologia e alla psicoterapia ha dedicato la sua vita professionale, ai figli e alla sua famiglia ha dedicato la sua vita affettiva. A maggio è uscito il suo ultimo libro “Lontananza utopica”, un intenso lavoro di elaborazione di tragici lutti a trent’anni dalla perdita di nostro padre, della sua compagna e della loro figlia Thalassa. Nel 1988, infatti, nostro padre, fu “bestialmente” ucciso da feroci e improvvisati rapinatori. Poche settimane dopo la figlia Thalassa, di solo 9 anni, e sua madre Paola morirono in un incidente stradale. Roberto con questo libro ha fatto il tentativo di uscire dal silenzio di un dolore assurdo e totale: un lungo percorso terapeutico per curare la memoria, la parola, le ferite che non cicatrizzano. Questo era Roberto. Era un uomo dotato di generosità e ardore, passione e modestia, profondità e leggerezza, impegno infaticabile e allegria inesauribile, forte serietà e grande ironia, capace di amare la sua famiglia al di sopra di tutto. Per raccontare Roberto-padre dovrei far parlare i suoi figli che, certamente, riuscirebbero a tracciare meglio di me il ritratto del loro babbo. E non solo i figli hanno ricevuto tanto da questo grande uomo: Giulia, David, gli altri nipoti, i cugini e tutti i familiari avrebbero mille cose belle da rivelare sul loro rapporto con lui. I suoi compagni di classe ricordano le sua intelligenza, la sua ironia, ed il grande spirito di amicizia che li ha tenuti uniti per tutti questi anni. —
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