Il Tirreno

Livorno

Un anno dopo la città non ha cancellato la grande paura

Alessandro Guarducci

Dopo l’alluvione, eseguiti a tempo di record tanti lavori ma dallo Stato i risarcimenti sono esigui: solo 12 milioni

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LIVORNO

Un anno fa, sotto un cielo gonfio di pioggia, Livorno si svegliava piangendo i suoi nove morti e facendo la conta dei danni per svariate decine di milioni di euro. Una città in ginocchio, di fronte a un a catastrofe che non ha precedenti negli ultimi decenni.

Nove, appunto, le vittime dell’alluvione provocata dal terribile nubifragio che si era abbattuto sulla città nel corso della notte. Anzi, della malanotte come il Tirreno l’ha subito definita. Una tragedia che si era consumata tra le 4 e le 5 del mattino. Quando una valanga d’acqua e fango proveniente dal rio Maggiore era piombata all’incrocio tra via Rodocanacchi e viale Nazario Sauro.

Qui, a pochi passi dall’Accademia Navale e dallo stadio Picchi, non avevano avuto scampo nella loro abitazione Roberto Ramacciotti, 68 anni, Simone Ramacciotti, 37 anni, Glenda Garzelli, 36 anni e il piccolo Filippo Ramacciotti di appena 4 anni. Nell’elegante abitazione in stile Liberty, diventata il simbolo della tragedia che ha colpito Livorno, oggi sono abitati i piani alti. Per il resto è solo silenzio.

Sulle colline livornesi, tecnici ed esperti avevano accertato che quella notte erano caduti 256 millimetri di pioggia, di cui 210 in due ore: per avere un’idea dell’eccezionalità del fenomeno, basti pensare che la stessa quantità di precipitazioni erano cadute su Livorno negli otto mesi precedenti. Tanta pioggia, troppa pioggia. Tutti i corsi si erano gonfiati per poi esondare e distruggere tutto ciò che trovava sul folle percorso verso il mare. In via Sant’Alò aveva perso la vita Roberto Vestuti, 74 anni, annegato nel suo terratetto e la stessa sorte, poco più in là, era toccata a Gianfranco Tampucci, 67 anni, che abitava da solo in una casa letteralmente portata via dalla furia dell’acqua.

Nella zona di Monterotondo, per la precisione in via della Fontanella, un'altra vittima: Raimondo Frattali, di 70 anni. In via Garzelli, nella zona di Collinaia, era stata invece spezzata la vita della 34enne Martina Bechini: il fiume di fango e acqua aveva trascinata il suo corpo in un giardino di fronte ai Tre Ponti. Tutti si sentivano al sicuro nelle loro case. Nessuno di loro pensava di essere in pericolo e purtroppo nessuno li aveva avvisati che invece lo erano.

L'ultima vittima, la nona, era stata provocata da un incidente. Sulla via Emilia, che collega Collesalvetti a Cecina, nelle primissime ore del mattino mentre la pioggia continuava a cadere , a perdere la vita era stato un ragazzo livornese di 22 anni, Matteo Nigiotti. Da quella terribile mattina molto è stato fatto prima per far rialzare la città e poi per metterla più in sicurezza. I letti dei fiumi sono stati ripuliti a monte e a valle, gli argini sono stati allargati, gli ostacoli sono stati rimossi. Strade riparate e ponti ricostruiti a tempo di record hanno agevolato il ritorno alla normalità e questo grazie a una forte e ritrovata collaborazione - dopo gli iniziali screzi “politici” - tra enti e istituzioni legali.

Le amministrazioni di Livorno, Collesalvetti e Rosignano hanno lavorato sodo insieme alla Regione e i risultati si sono visti.

Ma Livorno ha ancora paura e perché non si trovi impreparata di fronte ad eventi che si ripetono con sempre maggior frequenza, servono altri interventi strutturali: in primo luogo lo “stombamento” del rio Maggiore e poi la ristrutturazione dei Tre Ponti dove il rio Ardenza si tuffa in mare. Intanto lo Stato ha concesso 12 milioni di euro di risarcimento: pochi, l’ammontare dei danni subiti dai livornesi sfiora i 50 milioni. —



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