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Ora l’allarme via telefono viene dato sempre ma il nuovo piano di protezione civile non c’è
LE REGOLEjuna gotiLo raccontano le chat, i volti, le parole degli alluvionati che pochi giorni fa sono tornati a riunirsi nel tendone del circolo di Collinaia. «L’altra notte pioveva forte, mi sono...
LE REGOLE
juna goti
Lo raccontano le chat, i volti, le parole degli alluvionati che pochi giorni fa sono tornati a riunirsi nel tendone del circolo di Collinaia. «L’altra notte pioveva forte, mi sono infilato le scarpe e sono andato a vedere il fiume. Ormai non dormiamo più tranquilli...». È come se quei tuoni, quel fango che invade tutto fossero rimasti appiccicati alla pelle dei livornesi. Magari i lavori sotto casa sono finiti, l’allerta via telefono è arrivata. Ma la paura è rimasta. Perché la remota convinzione che tanto ’un succede mai nulla se l’è portata via l’acqua.
Ma cosa è cambiato nella macchina della protezione civile e nella catena dell’emergenza per evitare che la città viva un altro 10 settembre?
Da quel giorno il Comune ha sempre fatto ricorso all’alert system, che invece non scattò un anno fa: ha sempre avvisato via telefono i cittadini in caso di allerta arancione, e qualche volta anche gialla.
Oggi sono 30mila i livornesi che ricevono il messaggio a casa o al cellulare. Mentre i numeri presenti nell’elenco del telefono sono già inseriti nel sistema, per farsi chiamare al cellulare bisogna dare l’autorizzazione. Dopo la tragedia in tantissimi si sono aggiunti. Ma a oggi non vi è ancora alcuna certezza che tutte le persone che vivono nelle zone a rischio esondazione (solo lungo il rio Maggiore sono più di 2.600) ricevano l’avviso: non si è infatti mai pensato a un censimento, magari inviando una lettera a casa, per assicurarsi che almeno in queste zone (tra l’altro ampliate nel nuovo piano strutturale) tutti siano iscritti.
Di fronte a questa obiezione dal Palazzo fanno sapere che il sistema di alert sarà riappaltato e aggiornato, non solo in conseguenza dell’inchiesta che ha travolto l’ex coordinatore della protezione civile.
C’è un altro elemento di novità rispetto a un anno fa, quando partì un balletto di dichiarazioni e smentite su chi, ai posti di comando, era stato avvisato quella notte e quando. A novembre è stata creata una chat interna per condividere in tempo reale tutto ciò che riguarda l’emergenza: ne fanno parte il sindaco, la vice, il capo di gabinetto, i tecnici della protezione civile (passati da due a tre), gli addetti della sala operativa e i funzionari della polizia municipale, oltre al comandante. Che qualche settimana prima aveva firmato una circolare per far installare a tutti i suoi la famosa App del Cfr, che suona quando i pluviometri registrano valori da sos.
Quando scatta l’allerta la macchina si muove così: si riunisce quello che viene chiamato Cesi, vengono attivate le associazioni di volontariato e parte il monitoraggio. Se necessario si passa al Cesi vigilato e i rappresentanti delle realtà del volontariato e istituzionali si riuniscono in via dell’Artigianato. Se il tipo di allerta lo richiede, si arriva al Coc, il centro operativo comunale. E tra le azioni previste c’è il monitoraggio dei fiumi, con squadre piazzate nei punti sensibili. Squadre che fino a oggi, per fortuna, non hanno dovuto segnalare situazioni simili a quella di un anno fa, quando la città fu travolta nel sonno.
Tra le cose ancora da fare c’è l’installazione di due idrometri per rio, inserita nel piano degli obiettivi. Ma in cima alla lista delle priorità resta il nuovo piano di protezione civile, che ancora non c’è. L’amministrazione alla fine ha deciso di affidare all’esterno la revisione di quello scaduto: la gara (70mila euro) è stata pubblicata il 10 agosto e scadrà il 26 settembre. Dall’aggiudicazione serviranno altri 12 mesi per arrivare alla meta. —
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