Gioco
Il ponte crollato e la famiglia isolata per giorni «Ci portavano la spesa, così siamo ripartiti»
le foto simbolo / 1Le onde di fango hanno sfiorato il loro casolare a pochi metri dall’argine, ma il torrente ha distrutto il giardino e si è portato dietro il ponte di collegamento con la città....
le foto simbolo / 1
Le onde di fango hanno sfiorato il loro casolare a pochi metri dall’argine, ma il torrente ha distrutto il giardino e si è portato dietro il ponte di collegamento con la città. Quel ponte che Andrea, Paola, Gerardo e Tommaso percorrevano tutti i giorni, da anni, per uscire di casa e andare al lavoro. Loro come altre famiglie, una ventina in tutto, che abitano in via delle Vallicelle, al Limoncino. «Siamo rimasti isolati per giorni - racconta la famiglia Poggianti-Martelli - il ponte era crollato e l’unica possibilità di attraversare il rio Maggiore era quella di passare sul letto del torrente, ovviamente a piedi e soltanto nei momenti in cui non pioveva. In realtà c’è anche un’altra strada (via del Limoncino, ndr) per raggiungere la città, ma nei primi giorni dopo l’alluvione era bloccata dal fango e dai detriti: è tornata agibile dopo una settimana, anche se è rimasta in condizioni critiche per mesi».
isolati e senza acqua
Il ponte del Limoncino è stato ricostruito a tempo record, ma i primi giorni sono stati complicati: famiglie isolate, senza acqua perché i tubi erano stati trinciati dalle onde di fango, costrette a muoversi soltanto a piedi. «Parenti e amici facevano la spesa anche per noi e ci lasciavano le buste dall’altra parte del ponte - ricorda Gerardo Poggianti, 23 anni - qualche giorno dopo, quando c’era da rientrare al lavoro, presi invece l’auto della mia fidanzata: ovviamente la parcheggiavo sempre sull’altro lato del ponte, camminando sul letto del torrente».
gli ultimi lavori
Nel casolare, tra i vari appartamenti, vivono in nove: oltre a Gerardo, a suo fratello Tommaso e ai suoi genitori, ci sono zii e nonni. Ed è proprio Gerardo a riguardare l’immagine della sua famiglia davanti al ponte crollato in via delle Vallicelle, poche ore dopo la tragica alluvione: «Stavamo parlando con un vigile per avere novità sul ponte, d’altronde all’inizio non era così sicura la ricostruzione. Eravamo isolati, impotenti davanti a quella situazione». Poi il nuovo ponte e la vita tornata, piano piano, alla normalità. «Ripartire è stata durissima - chiude la famiglia Poggianti-Martelli - ma non abbiamo mai pensato di trasferirci: questa è la nostra casa, qui ci sono tutti i nostri ricordi. Adesso dobbiamo fare gli ultimi lavori, visto che la strada dopo il ponte è privata, poi il casolare tornerà come prima». L’incubo di quella notte, invece, resterà per sempre. —
GIANNI TACCHI
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