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Il dolore e le mani davanti agli occhi «Noi, volontari con la morte nel cuore»
la foto simbolo / 3gianni tacchiAntonio il volontario esperto, Gabriele il giovane che ha voglia di aiutare e imparare. Antonio il volontario che si divide tra la famiglia, il lavoro da dipendente...
la foto simbolo / 3
gianni tacchi
Antonio il volontario esperto, Gabriele il giovane che ha voglia di aiutare e imparare. Antonio il volontario che si divide tra la famiglia, il lavoro da dipendente statale e i soccorsi sulle ambulanze, Gabriele il ragazzo che svolge il servizio civile e si ritrova in mezzo al fango. Antonio e Gabriele, storie così diverse eppure così tremendamente simili quando si fermano un attimo durante i soccorsi post-alluvione: le mani davanti agli occhi, la stanchezza, la disperazione, il dolore nel cuore. È una delle immagini più forti di quei giorni di morte e distruzione, ma anche di solidarietà e beneficenza. Antonio è seduto su un tavolino e si appoggia sul portellone dell’ambulanza, «stremato» come racconta oggi. Gabriele è invece sulla pedana del mezzo, «con le mani a nascondere gli occhi - ricorda - dalle scene di disperazione viste pochi minuti prima». Sono in via di Collinaia tra case distrutte e gente in lacrime, accanto al punto in cui venivano consegnati pasti caldi e acqua ai volontari. E quel momento di pausa tra un soccorso e l’altro, un paio di giorni dopo la tragica alluvione di un anno fa, è il simbolo della voglia di aiutare di quelle ore.
Antonio e Gabriele sono due dei volontari, entrambi della Misericordia di Antignano, che dopo il nubifragio non hanno perso un minuto, andando a soccorrere feriti e sfollati nei quartieri travolti dalle onde di fango. L’esperto è Antonio Guida, 52 anni, quasi 15 passati sulle ambulanze: «Noi c’eravamo, è vero, ma c’era tutta la città. Ed è questo l’aspetto più significativo». L’altro soccorritore è il 25enne Gabriele Passerotti, che nel frattempo ha concluso il servizio civile e ha trovato lavoro come meccanico: «Mi porterò dietro quell’esperienza per tutta la vita, soffro ancora se ripenso a quei momenti». Insieme hanno soccorso feriti, spalato fango, aiutato chi aveva bisogno. «C’era chi aveva perso un amico, chi non sapeva cosa fare, chi aveva la casa piena di fango - continuano i due - situazioni diverse, certo, ma scene comunque terribili sotto ogni punto di vista».
«Un dolore partecipato»: lo chiama così Antonio, riguardando la foto scattata in Collinaia. «In quell’immagine - continua lo storico volontario della Misericordia di Antignano - c’è la stanchezza, c’è la desolazione, c’è il dolore. Ma dietro c’è anche la speranza. Sì, la speranza per il futuro, vedendo gli aiuti e la solidarietà da parte di tantissime persone, soprattutto ragazzi: non è stata una risposta occasionale, ma continua e fondamentale per ripartire. In quel momento, comunque, eravamo in via di Collinaia, dove si trova la sede del gruppo scout che frequenta mio figlio: vederla distrutta è stato un ulteriore choc». Ma lì, con lui e Gabriele, c’erano anche altre decine di volontari. «Penso al contributo della Caritas, all’Associazione paraplegici e ad altre realtà - chiude Guida - sono stati momenti dolorosi, ma ricordarli è importantissimo per sottolineare ancora la solidarietà e la voglia di ripartire di quelle ore». «La città era in ginocchio e abbiamo fatto il possibile», aggiunge Gabriele. Che intanto ha cambiato strada, lasciando la Misericordia di Antignano dopo il servizio civile, ma che sicuramente non dimenticherà mai quei soccorsi. Quei soccorsi pieni di speranza. —
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