Il Tirreno

Livorno

I new jersey sul lungomare, i negozi chiusi a Montenero, le aule abbandonate alle Bartolena: la vita è ripartita ma non sarà mai più come prima 

Dai Tre Ponti a piazza delle Carrozze ad ogni angolo le cicatrici della tragedia

NICOLÒ CECIONI
Dai Tre Ponti a piazza delle Carrozze ad ogni angolo le cicatrici della tragedia

IL VIAGGIO/2Sono tornati i canneti lungo gli argini, i panni stesi alle finestre affacciate sui torrenti, sono rinati gli orti che confinavano con i letti dei ruscelli. E c'è chi ha già colorato con...

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IL VIAGGIO/2

Sono tornati i canneti lungo gli argini, i panni stesi alle finestre affacciate sui torrenti, sono rinati gli orti che confinavano con i letti dei ruscelli. E c'è chi ha già colorato con la bomboletta spray i muri che sono stati costruiti per contenere le acque. È il segno della vita che, nonostante tutto, è tornata a scorrere lungo i torrenti silenziosi divenuti killer in una notte di fine estate.

Le cicatrici invece non se ne andranno mai. Insieme a quelle immagini indelebili negli occhi dei livornesi, oggi a testimoniare che è già passato un anno ci sono le ruspe: la foce del Rio Ardenza è ancora un cantiere a cielo aperto. Il Comune sta aspettando il parere del Genio Civile prima di intervenire sui Tre Ponti. Presto sapremo se le arcate rimarranno 5, oppure torneranno a essere 3, più larghe. A poca distanza dai bagnanti, i new jersey in cemento ancora tamponano gli squarci sul parapetto e ricordano a chi passeggia o si tuffa la tragedia.

Alle spalle dei Tre Ponti, ruspe e camion lavorano per tirar su argini più alti e sicuri di quelli che non riuscirono a reggere la piena. Da via Pacinotti adesso il rio Ardenza non si vede più. Risalendo verso la sorgente, si arriva alle scuole Bartolena di San Simone. L'onda di piena ha distrutto le classi al pian terreno. Da allora nessuno è più tornato a fare lezione lì dentro.

Sotto il ponte dell'Aurelia gli argini sono stati rinforzati, il fango rimosso da garage, cortili e case è un ricordo fresco che graffia le mani. Del Punto, il club privé sotto la ferrovia, è rimasta, sbiadita la scritta “Wellcome” sopra a uno specchio rotto attaccato ad una parete distrutta.

Procedendo verso est si arriva a Collinaia. Là dove l'acqua aveva ammassato auto, pezzi di guardrail e macerie, sono risbocciati gli orti con i loro frutti.

In via Sant’Alò c'è silenzio. Qualcuno passa a fare footing. Le case della tragedia sono tornate abitate. I muri che le separano dalla strada sono stati ricostruiti, la chiesa restaurata. Al posto dei parapetto del ponticello ci sono blocchi di cemento. Il fiume sembra innocuo: ha piovuto da poco ma il letto, in cui per mesi hanno lavorato le ruspe, è quasi asciutto e l'acqua scorre a fatica.

A Montenero la funicolare funziona, il cantiere ha finalmente lasciato piazza della Carrozze. Ma alcuni commercianti della zona hanno alzato le braccia e abbassato la saracinesca. Distrutti anche loro dall’alluvione. —

NICOLÒ CECIONI

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