Gioco
Argini e ponti ricostruiti lungo i fiumi tra annessi vicini all’acqua e cortili ripuliti
IL VIAGGIO/1Nicolò CecioniIl rio Maggiore sparisce sotto le costruzioni di Ardenza proprio accanto a Biricotti, l'azienda che un anno fa è stata distrutta dall'inondazione. Oggi sui terreni coltivati...
IL VIAGGIO/1
Nicolò Cecioni
Il rio Maggiore sparisce sotto le costruzioni di Ardenza proprio accanto a Biricotti, l'azienda che un anno fa è stata distrutta dall'inondazione. Oggi sui terreni coltivati e nelle serre sono tornati piante e fiori, ma solo i proprietari sanno quanta fatica c'è voluta per tornare sul mercato. Ed è grazie ai “bimbi motosi” se il vivaio è tornato a risplendere.
Per ringraziarli, un anno fa, il titolare di Biricotti appese un lungo lenzuolo fuori dal negozio. Dentro non c'era più niente, solo fango e detriti. Ma fuori campeggiava quel pensiero di gratitudine verso chi si era sporcato le mani per aiutare.
Sulla riva del fiume l'attività è tornata quella di una volta. Così come il ponticello che fa angolo con via di Popogna. Lì i lavori per costruire l'argine, che prima non esisteva, sono appena finiti. Poco più in là il segno della devastazione è ancora visibile. Il muro crollato per l'inondazione del rio non è ancora stato tirato su e dalla strada si vedono i loculi del cimitero.
Proseguendo verso il Parco Levante si notano le ruspe intente a tagliare le canne dentro il letto del fiume.
Via di Salviano è stata ricostruita. Almeno in buona parte. La mattina del 10 settembre di un anno fa i residenti si svegliarono dentro un incubo, tra case allagate, auto portate via, strada interdetta e ponte inagibile. Oggi qualche cantiere resta aperto.
Il circolo Carli è tornato a una vita quasi normale, l'acqua dai campi è stata tolta. Così come sono tornati a casa gli abitanti del condominio che costeggia il rio Maggiore, poco dopo il ponte. La piena aveva sommerso le case al piano terra e al primo piano: è stato eretto un muro di protezione che separa il condominio dal ruscello. E su quel muro qualcuno ha fatto un disegno a bomboletta.
Alle spalle della strada c’è la cassa di espansione di Magrignano, rimasta a lungo in stand by come parte del quartiere. Un anno fa era una piscina di melma, oggi è una radura secca e invasa dalla vegetazione: dalla parte est alcuni giardinieri sono al lavoro per tagliare l'erba e liberare lo spazio.
Salendo verso la collina si arriva al Limoncino. Si rivedono gli orti coltivati, forse anche troppo vicino al letto del fiume. Così come lo sono molte case, a pochi metri dall'argine: c’è da chiedersi come in passato sia stato concesso il permesso a costruire, a meno che non si tratti di annessi agricoli trasformati.
I lavori per rifare gli argini sono finiti. Ed è termina anche la ricostruzione del ponte in via delle Vallicelle, che permette ai residenti di raggiungere di nuovo la strada principale.
Se ne sono andati anche gli operai al chilometro 7 della strada provinciale di Popogna. Per arrivare al Gabbro, per più di quattro mesi dopo l'alluvione, si doveva passare dalla Valle Benedetta a causa di una frana che aveva fatto crollare la carreggiata. La strada è stata ricostruita: i vecchi argini naturali sono stati sostituiti da terrazzamenti più robusti e i guardrail sono tornati al loro posto.
Anche il ponte che collega Popogna con via Remota è stato ricostruito e l’assessore ai lavori pubblici Alessandro Aurigi assicura che saprà garantire la sicurezza.
Insomma, la sensazione è che tutto sia tornato alla normalità. Ma per chi vive lungo il fiume, niente sarà mai più come prima. —
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