Il Tirreno

Livorno

Oltre 9mila euro di multa alla preside dopo l’infortunio di Cannito in aula

Juna Goti
Il controsoffitto che ha ceduto nel maggio scorso e il punto dove è caduto il professore
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Il controsoffitto che ha ceduto nel maggio scorso e il punto dove è caduto il professore

Gli ispettori Asl muovono due contestazioni all’ex dirigente del Colombo-Vespucci in qualità di responsabile della sicurezza

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LIVORNO. Dopo l’incidente a scuola del prof e consigliere comunale Marco Cannito, che a maggio è volato giù per tre metri dal pavimento del laboratorio di informatica, l’ex preside del Colombo Vespucci dovrà pagare di tasca propria più di 9mila euro. A tanto ammonta la doppia multa che ha ricevuto dagli ispettori dell’Asl per contestazioni di carattere amministrativo in materia di sicurezza sul lavoro.

Due in particolare, come conferma Simonetta Costagliola, appena andata in pensione dopo 38 anni passati con prof e ragazzi, tra la cattedra di insegnante e la scrivania di dirigente. «La prima – spiega contattata dal Tirreno – perché non avevo ancora provveduto alla formazione in materia di sicurezza, quella che si deve rinnovare ogni tre o quattro anni: corsi di formazione che riguardano il personale, in questo caso Cannito». La seconda ha a che fare con quella che viene definita analisi del rischio residuo: «Il documento interno di valutazione dei rischi avrebbe dovuto contenere un riferimento all’apertura particolare di quella finestra». Si ferma un attimo: «Un po’ pretestuoso, perché lì è tutto demandato alla Provincia...».

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Per aprire la finestra dell’aula di informatica della scuola superiore Colombo ci si doveva avventurare in una stanzetta interdetta e servirsi di un’asta per girare la maniglia: di solito lo facevano i custodi, quasi in versione acrobati. La calda mattina del 23 maggio, con i ragazzi a lezione nel laboratorio dotato di quell’unica finestra, ha provato a farlo direttamente il prof.

Cannito, molto conosciuto in città non solo come insegnante ma anche per il suo impegno politico (è stato candidato a sindaco per la lista civica Città Diversa ed è in consiglio comunale dal 2004) ha aperto la porta, ha scavalcato una ringhiera, messo i piedi sul pavimento, un controsoffitto in cartongesso che non ha retto, ed è precipitato per tre metri, finendo nell’aula magna al piano di sotto. Per un miracolo è riuscito a rialzarsi e oggi sta bene, ma il colpo è stato forte: trauma cranico, frattura alla scapola, costole rotte.

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L’immobile è di proprietà della Provincia e dell’incidente si sta occupando anche la Procura.

Intanto a ritrovarsi in mano una multa è stata la dirigente scolastica, che come datrice di lavoro è responsabile in materia di sicurezza. Complessivamente 9.200 euro da pagare, che ottemperando nei tempi previsti potrebbero scendere a 2.200 euro.

«Sarebbe bastato che il professore rispettasse il divieto di accesso e che non andasse a scavalcare una ringhiera alta 1.20 metri», insiste oggi l’ex preside. «L’apertura della finestra – ripete – era demandata al personale che era lì da tanto tempo e che sapeva manovrare l’asta necessaria per farlo».

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Ma resta il fatto che stiamo parlando di una scuola che aveva un pavimento pericolante vicino a un laboratorio pieno di ragazzi e davanti a una finestra. Se uno studente avesse cercato di aprirla?

A quanto risulta all’ex dirigente, che ha appena passato il testimone, «per ora la situazione non è stata risolta»: «Per evitare che si ripetessero altri casi, sono stata costretta a chiudere il laboratorio di informatica, in attesa che la Provincia comunichi come riterrà opportuno intervenire».

La riflessione finale è amara: «Da tempo chiediamo una revisione della legislazione in materia di sicurezza, in particolare per la scuola. Perché in fondo come dirigenti abbiamo le mani legate: se non sono gli enti locali a provvedere a una serie di dispositivi di sicurezza, noi non possiamo fare più di tanto. L’unica è chiudere i locali dove la sicurezza non è garantita. Ma una scuola che si trova costretta a chiudere prima un’aula poi un’altra poi un laboratorio ha difficoltà a funzionare».

 

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