Il Tirreno

Livorno

l'indagine choc

Inchiesta appalti, Nogarin: «Vogliamo licenziare Stefanini»

Juna Goti
Inchiesta appalti, Nogarin: «Vogliamo licenziare Stefanini»

Livorno, il sindaco dopo gli arresti: "La fiducia è crollata, non aspetteremo gli esiti dei percorsi della magistratura". Intanto lo stipendio dell’ex coordinatore della protezione civile è stato dimezzato

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LIVORNO. Lo dice subito Filippo Nogarin, all’indomani del secondo arresto di Riccardo Stefanini: «Non attenderemo gli esiti dei percorsi della magistratura, metteremo in atto un nostro percorso, perché è evidente che il rapporto di fiducia con l’ente è crollato...». Quindi «avvieremo una procedura per chiedere spiegazioni, poi, nel minor tempo possibile, proveremo a chiudere il rapporto con Stefanini». Tradotto: i vertici dell’amministrazione vogliono licenziare l’ex coordinatore della protezione civile del Comune, al centro dell’indagine che è stata condotta dalla squadra mobile della questura, sotto il coordinamento della procura, e che ha scavato nel fango dell’alluvione.

Da quel fango sono saltati fuori due arresti, di Stefanini e del titolare della Tecnospurghi, Emanuele Fiaschi, entrambi ai domiciliari per turbativa d’asta in concorso e truffa ai danni dello Stato. Ed è saltata fuori pure un’intercettazione tra imprenditori, quello livornese e uno viareggino, che dopo la tragedia, mentre la città provava a rialzarsi, facevano affari e dicevano: «Si festeggia l’alluvione».

«Sì, per quanto sarà possibile sì, faremo tutti i passaggi necessari» per arrivare al licenziamento, ripete oggi Nogarin. Una decisione forte, «del resto quello che noi leggiamo è altrettanto forte, ed è chiaro che essendo stato io a dare il la al percorso...».

A settembre, qualche giorno prima dell’alluvione, era stato infatti proprio il sindaco a presentarsi in questura per denunciare che qualcosa, nella macchina della protezione civile, non lo convinceva.

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Ma cosa? I dubbi di Nogarin riguardavano già anche l’ex coordinatore? Perché, in questo caso, lo ha lasciato al suo posto fino al primo arresto per peculato continuato, a fine maggio, quando è stato sospeso dal servizio? «Il bilancio della protezione civile – risponde Nogarin – è sempre stato in crescendo, ci abbiamo sempre creduto tanto, ma c’erano cose in merito al personale che non ci tornavano: straordinari, spese... Come giunta abbiamo quindi chiesto ai tecnici una serie di dettagli e alla fine abbiamo deciso di operare sulla strada dell’anti-corruzione. Non avevamo idea di situazioni come questa...». Poco prima dell’alluvione il sindaco racconta di essersi «confrontato con il procuratore capo» e di essere poi andato in questura: un «atteggiamento cautelativo nei confronti dell’ente e della protezione civile». Nessun nome sul tavolo allora, «nessuno di noi poteva sapere che sarebbero venuti fuori simili comportamenti reiterati».

Stefanini è stato sospeso quando è finito ai domiciliari seguendo il primo filone dell’indagine. Nell’atto di sospensione (il 4308 del 30 maggio) si legge che, in base a quanto previsto dal contratto nazionale, con l’applicazione della misura cautelare gli è stato dimezzato lo stipendio. «Metà stipendio base – confermano dal Comune – e senza la parte accessoria». —
 

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