Gioco
La difesa: Stefanini non ha mai detto quella frase choc sull’alluvione
Oggi l’interrogatorio di garanzia e la legale tiene coperte le proprie carte ma dice: «In Comune non faceva tutto lui»
LIVORNO
Oggi è il giorno degli interrogatori di garanzia nel copione dell’inchiesta che, dopo l’alluvione di dodici mesi fa, ha di nuovo visto finire sotto i riflettori la Protezione civile di Palazzo Civico. La quiete dopo la tempesta? Difficile immaginare che possa esser tranquillo qualsiasi passaggio subito dopo uno scossone giudiziario del genere: oltretutto arriva a neanche tre mesi di distanza dal primo round con Riccardo Stefanini, 60 anni, ex coordinatore della Protezione civile del Comune di Livorno già finito a maggio ai domiciliari con l’accusa di aver sottratto carburante e bottiglie d’acqua destinate alle emergenze.
la facoltà di non rispondere
Non è però da escludere che, ad esempio, Stefanini scelga per ora di avvalersi della facoltà di non rispondere: non è poi così raro che la strategia difensiva punti su una prima fase attendista lasciando che sia la Procura ad attaccare (e scoprire le proprie carte). «Vogliamo arrivare alla conclusione dell’indagine il prima possibile e, se del caso, presentare una diversa lettura degli elementi che emergeranno», dice l’avvocata Nicoletta Ricci, che cura la difesa di Stefanini.
Ma c’è un aspetto che la legale vuol mettere subito in chiaro al di là di qualsiasi tattica difensiva. Riguarda quella terribile frase che sembra rappresentare una sorta di “esultanza” per l’alluvione: «voglio specificare che quelle parole, che peraltro non risultano menzionate nell’ordinanza, non sono state pronunciate dal mio assistito. Non le ha mai dette e se ne dissocia nella maniera più netta: l’accusa può contestare quel che ritiene ma non si può rimproverare niente a Stefanini dal punto di vista dell’impegno nell’aiuto alle popolazioni colpite dall’alluvione».
L’avvocata rileva che «quella frase non ha rilevanza ai fini dell’indagine: nulla aggiunge e nulla toglie a quel che può esser stato commesso». Poi rincara: «È comunque un’affermazione che va contestualizzata: immagino che un imprenditore che si occupa di emergenze possa vederla una opportunità di lavoro, ma non credo proprio che si arrivi al disprezzo per il dolore altrui».
«Il comune non è lui da solo»
In questa prima fase – anzi, semmai in questa nuova fase di una inchiesta che ormai va avanti da mesi e mesi – l’avvocata Ricci non vuole commentare lo specifico caso che riguarda il proprio assistito e i «precisi capi di imputazione che emergono al momento». Ma, precisando di parlare «più in generale», ribadisce che «mi risulta difficile immaginare che in una amministrazione comunale del rango di quella di Livorno una sola persona, e neanche la più alta in grado, possa ordinare isolatamente un tal ingranaggio, al di là del fatto che tutte le accuse devono ancora essere provate».
È una affermazione che potrebbe esser traducibile così: possibile che Stefanini potesse da solo decidere i requisiti degli appalto, da solo predisporre gli atti per mettere nero su bianco i bandi, gestirne l’aggiudicazione? Insomma, il Comune era lui da solo?
parla comunicaitalia
Intanto, non va a segno il tentativo di ascoltare la difesa di Emanuele Fiaschi (Tecnospurghi): non c’è risposta alle chiamate telefoniche.
Invece il quartier generale di Comunicaitalia fa conoscere le proprie valutazioni sull’inchiesta livornese. «Nicoletta Frugoli e Comunicaitalia compaiono, sia pure marginalmente, in alcune notizie relative a una indagine della Procura di Livorno, che riguarda sostanzialmente altri soggetti e ha altri obiettivi». Parte da qui la nota della società romana: lo fa rilevando che «la stessa ordinanza della Procura, di natura puramente cautelativa, dichiara che la esistenza dei presupposti di un reato da parte della signora Frugoli è ancora da accertare».
L’azienda ribadisce che «per parte nostra sappiamo per certo che tali presupposti non esistono nella realtà fattuale e che la Procura – si afferma – lo confermerà dopo avere completato le indagini».
Comunicaitalia insiste sul fatto che «rivendica una tradizione di correttezza e trasparenza assoluta nei confronti delle pubbliche amministrazioni, tale per cui non ha alcun timore di alcun accertamento da parte di chiunque». Di più: «invita formalmente tutti gli organi di informazione presso la sua sede, – tiene a mettere in evidenza – della quale sono aperte porte e finestre, per consentire loro di verificare direttamente con quale personale e con quali modalità opera».
MAURO ZUCCHELLI
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