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«Vendeteci la casa di una vita o ridateci quelle 357mila lire»

J.G.
«Vendeteci la casa di una vita o ridateci quelle 357mila lire»

La battaglia di Garzelli che da vent’anni lotta con il comitato degli esclusi per acquisire l’alloggio popolare: «Versammo i primi soldi all’Ater nel 1993, poi...»

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LIVORNO

La sua è una battaglia che va avanti da un quarto di secolo. Da quando, a metà degli anni Novanta, molte famiglie livornesi versarono all'Ater, l'antenato di Casalp, 357mila lire come quota di diritto per poi acquistare la casa popolare dove vivevano. Da allora, in una matriosca della burocrazia, la partita non si è mai sbloccata. Così Bruno Garzelli batte i pugni: «Se non vogliono venderci la casa lo dicano chiaramente e a questo punto ci restituiscano quelle 357mila lire...».

Garzelli, 82 anni, è il presidente del comitato degli esclusi che arrivò a contare centinaia di famiglie. Nel tempo il numero di aderenti si è assottigliato, tra chi ha scelto altre strade, chi non c'è più e chi si è rassegnato. Non lui, che incalza le istituzioni. «In base alla legge regionale e in accordo con l'Ater dell'epoca – racconta – fummo invitati a presentare domanda di acquisto dell'alloggio. Lo facemmo nel 1993-1994, versando la relativa quota di diritto di 357mila lire. 680 famiglie furono interessate, in vari quartieri della città». «Il presidente dell'Ater – ricostruisce – ci rassicurò che avremmo stilato il contratto a breve. Ma il tempo passava...». E nel 1998 arrivò la raccomandata: «Ci diceva che eravamo esclusi dall'acquisto, perché i 19 palazzi interessati avevano orpelli di belle arti. Fummo esclusi in virtù della legge 560 del 1993 che tutelava il patrimonio dello Stato perché avevano raggiunto i 50 anni». «Ma questi immobili – chiosa – erano stati edificati nel 1928, quindi secondo questo ragionamento già dal 1978 Ater e Comune non avrebbero dovuto metterli tra i beni alienabili e accettare le nostre quote».

La casa di Garzelli, che parla accanto alla moglie Floriana, fa parte di un blocco popolare sul viale Alfieri, all'angolo con piazza Damiano Chiesa: poco più di 50 metri pieni di belle foto e di ricordi. «Siamo sposati da 50 anni e io qui ci sono nato. Negli anni ci abbiamo speso milioni, pensi che c'era la latrina...». Nel 1998 costituì il comitato e iniziò la battaglia. Tra disegni di legge, lettere alla prefettura e pellegrinaggi a Roma, come li chiama lui, che ha incontrato tecnici, parlamentari e anche presidenti della Repubblica, «ma non sono ancora riuscito a farmi ricevere dal governatore Rossi e dal sindaco Nogarin».

Cosa chiede oggi? «Tra il 2014 e il 2015 la Regione ha promulgato la legge 5 per le alienazioni Erp, dando la possibilità di soprassedere alla 560. Il Comune di Livorno, attraverso il Lode, avrebbe dovuto presentare l'elenco dei beni alienabili, ma non lo ha fatto subito. Ho fatto le mie rimostranze e alla fine è venuto fuori che c'è ancora una possibilità per noi, ma nella cronologia del piano siamo in quarta e ultima posizione. Rischiamo di essere di nuovo esclusi». «Certo che vorrei ancora comprare la casa», chiude, ma «se il Comune non vuole alienare questi beni lo dica, visto che la domanda di acquisto dovrebbe essere ancora giacente, con quelle 357mila lire. Restituisca i soldi e si assuma le sue responsabilità». —

J.G.

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di Redazione web