Italia
Gli amici di Kemp: «Lindsay non è nella bara, è già volato»
Applausi e musica per il grande maestro, in centinaia per l’ultimo saluto livornese Quando disse: «Un danzatore non si ritira. Un danzatore, un giorno, muore»
LIVORNO
Applausi infiniti che non volevano spegnersi, e alla fine le mai alzate in un saluto che lui amava moltissimo.
È stato questo l’omaggio che Lindsay Kemp ha ricevuto ieri nella camera ardente allestita nel foyer del teatro Goldoni. Dai suoi ragazzi, dai danzatori e dagli allievi che sono arrivati da tutta Italia e anche dall’estero, dal pubblico livornese, da cantanti di opera, da attori.
Già prima della cerimonia ufficiale con il sindaco Nogarin erano entrate a decine le persone per accostarsi al feretro silenziose e commosse: sulla bara spuntava una maglia con lo stemma del Goldoni - per il quale ha realizzato la sua ultima regia del “Flauto Magico” di Mozart e per il quale aveva in progetto di affrontare un’altra volta “Le Maschere” di Mascagni nella stagione 2019 –, comparivano piccoli e discreti mazzi di fiori, da un lato un cuscino dell’Arcigay. Ed era il regista David Haughton, amico e collaboratore di vecchia data di Kemp, a guidare i sentimenti di tutti: «Lui non è qui dentro questa bara, è già volato». Mentre su uno schermo scorrevano le immagini degli spettacoli di questo grande personaggio che aveva scelto Livorno come sua ultima patria ecco il direttore del Goldoni Marco Leone: «Lindsay era un artista che ha pensato al teatro fino all’ultimo respiro, ci è sembrato giusto ospitarlo qui. Lascia un vuoto, ma la sua arte non se ne va».
Era commosso il sindaco Filippo Nogarin quando ha detto: «Dovremo ricordarci di lui per sempre, non era facile rendergli omaggio come meritava, noi lo abbiamo fatto in modo semplice scegliendo il suo volto come immagine della Fondazione Goldoni già due anni fa. Era un gigante, un piccolo grande gigante». E giù applausi lunghissimi con David Haughton che ha ricordato che Kemp alla fine di ogni spettacolo chiedeva sempre: «Hanno applaudito?». Era per questo che lavorava, che creava: per l’applauso del pubblico.
Oltre al sindaco c’erano la vicesindaca Stella Sorgente, l’assessore Francesco Belais, tra i semplici spettatori che hanno amato le sue invenzioni poetiche la regista Rai Rita Rocca con la sua telecamera, Alessandro Colombo direttore dello Ied di Firenze, il fotografo Guido Harari, e tra i tanti livornesi Chelo Zoppi che da tempo ospitava le prove di Kemp nel suo Atelier delle Arti. Tanti i ricordi, come quello del fotografo livornese Paolo Bonciani che ha seguito Kemp per tanto tempo in giro per l’Italia e che ha su di lui un ricco archivio: «Un fotografo – ha detto Bonciani - deve cercare di cogliere le emozioni e trasmetterle, con Kemp era semplicissimo perché aveva il potere di incantare».
Haughton lo aveva annunciato: ci sarebbe stata della musica perché per Kemp diceva che la musica era la strada più diretta per il paradiso. Così Stefano Agostini ha suonato il suo flauto d’argento prima di ricordare quanto il laboratorio condotto dall'artista all’Istituto Mascagni anni fa abbia segnato la vita dei giovani musicisti. «Per Kemp – ha spiegato il regista Haughton – l’uscita di scena era sempre problematica: fingeva di andarsene, usciva e poi tornava in palcoscenico. Questa volta ha avuto un tempismo perfetto».
Kemp è morto per attacco di cuore venerdì sera, dopo una giornata di lavoro con i ballerini della sua compagnia. Dopo le prove erano andati a casa del coreografo, nel suo appartamento sugli scali Saffi, avevano ordinato le pizze per tutti, quando lui si è alzato dicendo che voleva un attimo riposare e che sarebbe tornato da loro dopo una ventina di minuti. All’improvviso un tonfo, era caduto a terra ed era morto. Quella sera c’era anche Daniela Maccari, la sua assistente, che è stata vicina a lui in questi ultimi dieci anni e che ha avuto ruoli importanti nei suoi spettacoli. «Danzava sempre con lo stesso impegno - ha ricordato - come se fosse stata la prima volta».
È stata la Maccari a ricordare le parole di Kemp intervistato da Edoardo Gabbriellini che gli chiedeva se aveva mai pensato di ritirarsi: «Un danzatore non si ritira, un danzatore a un certo punto muore». —
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