Gioco
Lonzi verso la riapertura, «Il percolato non è nostro»
Livorno, l’azienda attende l’ok dalla Regione, c’è l’ipotesi della copertura dei piazzali. Occhi puntati sulla Ecoflash per l’ennesimo episodio di inquinamento del fosso
LIVORNO. «La Lonzi con l’acqua arancione del Rio Cignolo non c’entra nulla». Robi Morreale, amministratore unico dell’azienda di via del Limone, rompe un lungo silenzio per difendere «il futuro dell’attività e dei lavoratori». E soprattutto annuncia che l’impianto, sequestrato otto mesi fa nell’inchiesta che ha portato agli arresti di cinque persone tra cui il titolare Emiliano Lonzi, presto riprenderà ad operare. «Siamo fiduciosi, speriamo a breve di tornare a lavorare», confida. Quando? «Entro l’anno».
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Non a caso, giovedì prossimo 30 agosto in Regione è prevista una conferenza dei servizi per il rinnovo delle autorizzazioni ad operare. A quanto risulta la Lonzi proporrà un piano di copertura dei piazzali, in sostanza dei capannoni. Se arriverà l’ok al rinnovo, la delocalizzazione attesa da 20 anni e auspicata ancora pochi mesi fa dall’assessore regionale Fratoni e dal sindaco Nogarin, resterebbe per l’ennesima volta un vuoto proclama.
Intanto c’è da capire chi ha inquinato il Rio Cignolo tre giorni fa e con quali sostanze. «Stavolta Lonzi non c’entra», ripete Morreale. E le sue parole confermano le indiscrezioni che arrivano dagli investigatori che l’altro ieri hanno effettuato il sopralluogo sul corso d’acqua che dalla Puzzolente va a confluire nel Rio Cigna e poi in mare: le pompe dell’impianto sono in funzione, le cisterne avrebbero fatto il loro dovere e nei pozzetti della ditta non sono state trovate tracce sospette.
E allora chi ha colorato d’arancione il Cignolo? Gli occhi di carabinieri forestali e Arpat sono puntati sull’impianto attiguo, quello della Ecoflash, che opera sui piazzali che furono della Lunirot.
Abbiamo provato a contattare i vertici dell’azienda guidata da Enrico Cafferata, specializzata nella bonifica di serbatoi di carburanti e nello smaltimento di rifiuti particolari, ma il telefono ha squillato a vuoto. Lo scorso dicembre - quando il Rio Cignolo si trasformò in un fiume nero a causa degli sversamenti di veleni provenienti dai piazzali della Lonzi - fu proprio la Ecoflash ad intervenire per ripulire il fosso. Stavolta la colorazione è sparita dopo due giorni, come hanno constatato ieri mattina due tecnici dell’Asa arrivati per un sopralluogo.
«Le indiscrezioni parlano di ruggine di cisterne - denunciano i residenti -. Ma questi signori puliscono i camion sui piazzali senza un collegamento alla fognatura nera?». All’Arpat l’ultima parola. Chiunque sia il responsabile, ancora una volta nella campagna della Puzzolente, a poche decine di metri da Porta a Terra, tra maneggi e campi di agricoltura biologica, si torna a vivere una situazione esplosiva. Perché se anche la Lonzi stavolta non è coinvolta nell’inquinamento, da oltre otto mesi i suoi piazzali sono carichi di migliaia di tonnellate di materiale stoccato. «Sì, i rifiuti sono ancora lì, ma noi manteniamo il presidio in sicurezza», garantisce Morreale. «Siamo fermi perché sono in corso i controlli di tutte le baie da parte di un ente terzo nominato dal consulente tecnico della Procura. La mia principale preoccupazione è la riapertura dell’azienda e il mantenimento dei posti di lavoro, sia di Lonzi che di Rari. Siamo fiduciosi che possa avvenire a breve».
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