Gioco
Il Rio Cignolo vicino a Lonzi è diventato tutto arancione
Livorno, sopralluogo di carabinieri forestali e Arpat, si teme di nuovo il percolato: 8 mesi fa l’acqua si colorò di nero, le analisi trovarono rame, zinco e ammoniaca
LIVORNO. Se non ci fosse il rischio dell’ennesimo grave episodio di inquinamento, ci sarebbe da titolare “tutti i colori del Rio Cignolo”. Nel 2014 diventò blù, nel 2017 nero, ora arancione.
Da giovedì 23 agosto il fiumiciattolo che dalla Puzzolente va a confluire nel rio Cigna ha cambiato di nuovo colore. In via del Limone, subito dopo gli stabilimenti della Lonzi e della Ecoflash (dove un tempo aveva sede la Lunirot), il Cignolo si presenta come se fosse stato verniciato.
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Se ne sono accorti i residenti che ieri, preoccupati, hanno allertato i carabinieri forestali. A metà pomeriggio i militari insieme ai tecnici dell’Arpat sono arrivati per i sopralluoghi e per prelevare i campioni delle acque.
I carabinieri hanno ispezionato anche i pozzetti esterni alla Lonzi e alla Ecoflash. Che cosa abbia tinto il fiume di arancione e quali sostanze siano finite nel Cignolo lo scopriremo dagli esiti delle analisi attesi per le prossime ore. Si sa però che nei campi a monte della Lonzi l’acqua era trasparente.
Il sospetto, da accertare, è che l’inquinamento sia nato ancora una volta dal piazzale dell’azienda che è stata chiusa lo scorso dicembre con ordinanza del tribunale di Firenze su richiesta della procura antimafia e la cui attività è ormai ferma da oltre 8 mesi. Oppure da quelli dell’attigua Ecoflash.
Era già accaduto lo scorso dicembre, quando i campioni prelevati sia nel rio Cignolo che nel fosso retrostante alla Lonzi fecero affermare con certezza all’Arpat che erano confluite nel fiume «acque di dilavamento di cumuli di rifiuti di varia natura», vale a dire percolato, e che nei campioni analizzati si rilevava «un elevato contenuto di sostanza organica e di carica batterica, di ammoniaca, di ferro ed alluminio».
Allora anche rame e zinco furono ritrovati nel Cignolo, scaricati nel fiume e nei campi circostanti attraverso il recapito di una fogna bianca davanti alla Lonzi (oltreché attraverso un grosso tubo in metallo, nascosto dietro ai piazzali dell’azienda, che dopo la denuncia del Tirreno venne chiuso).
I valori dei materiali inquinanti, veri e propri veleni per il corso d’acqua, in alcuni casi superarono i limiti anche del 200%. Sicuramente lo sversamento anche stavolta è legato alla pioggia abbondante caduta mercoledì pomeriggio su Livorno. «I piazzali sono ancora pieni di rifiuti, alcuni teli sono stati portati via dal vento, nessuno a quanto ci risulta ha più curato l’impianto di intercettazione delle acque che ancora una volta potrebbero essere finite dal piazzale della Lonzi all’esterno, confluendo dentro il Rio Cignolo dopo essersi contaminate con i rifiuti ancora accumulati dentro lo stabilimento», accusano i residenti di via del Limone.
Dallo scorso dicembre a gran voce chiedono alle autorità di intervenire per mettere in sicurezza l’impianto. «Ma nessuno ci ha ascoltato - denunciano -. L’impianto è abbandonato, ogni tanto si vedono alcuni addetti, ma i cumuli sono ancora tutti lì. Col rischio che ogni volta che piove si inquinino il rio Cignolo, che poi finisce in mare e i campi circostanti. Senza considerare il pericolo incendi...».
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