Gioco
Imprese, crescita sotto zero Cala il numero delle aziende
Aumentano le chiusure (a ritmo doppio rispetto al resto della regione) ma anche il debutto di nuove attività in proprio: il lavoro dipendente non assorbe
LIVORNO
A nascondere l’arretramento è il fatto che la «spiccata stagionalizzazione della nostra economia» – come la chiama il quartier generale della Camera di Commercio – mostra nel trimestre primaverile un «sostanziale e generalizzato aumento congiunturale delle imprese» così com’era accaduto nello stesso periodo degli anni precedenti. Sta di fatto, però, che alla resa dei conti, guardando cioè quante imprese esistevano nella nostra provincia non tre mesi prima bensì 12, ecco che si nota che il tessuto imprenditoriale livornese abbia perso per strada qualcosa. Si tratta di frazioni di punto, ma la percentuale ha il segno “meno” e dunque torniamo a essere in presenza di una crescita sotto zero.
È quel che salta agli occhi scorrendo il dossier preparato dal centro studi della Camera di Commercio: alla fine dello scorso mese di giugno le sedi d’impresa ufficialmente esistenti nel territorio provinciale sfioravano quota 33mila (32. 991 per l’esattezza): 74 in meno rispetto allo stesso giorno dell’anno prima, cioè con una diminuzione dello 0, 2% (mentre la crescita congiunturale arriva a un passo dal mezzo punto percentuale).
La diagnosi dell’équipe camerale è chiara: «Dopo la vistosa crescita messa a segno nel triennio 2014-2016, il tessuto imprenditoriale livornese mostra una certa stazionarietà che, con l’inizio del 2018, tende ormai alla decrescita». Tradotto: il 2018 si chiuderà con un restringimento dell’arcipelago delle imprese labroniche, già tutt’altro che eccezionale.
Da aprile a giugno di quest’anno hanno tirato giù la saracinesca 363 ditte, trenta in più dello stesso periodo dello scorso anno. In percentuale: il 9%, più del doppio dello standard toscano (3,8%).
C’è di che tremare, ma va detto che nello stesso periodo sono nate 503 aziende quest’anno contro le 476 della primavera 2017: una crescita del 5,7% che vale il triplo del resto della Toscana (per non parlare del dato nazionale inchiodato allo 0,2%). Su quest’aspetto positivo pesa però il rigonfiamento causato dal fatto che il lavoro dipendente non assorbe più le nuove leve come prima e molti sono “costretti” a diventare imprenditori. —
MAURO ZUCCHELLI
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