Gioco
Il porto darà una mano a Genova «Uniti in difesa del sistema Paese»
Corsini: alleati anziché concorrenti, dobbiamo fronteggiare contraccolpi a vantaggio di scali stranieri
LIVORNO
«Di fronte a una tragedia come quella che ha colpito la città di Genova la comunità portuale ha una responsabilità: quella di dare una mano, di fare la propria parte perché il sistema Paese sia in grado di affrontare l’emergenza: mi riferisco dunque non solo a Livorno ma a tutta la portualità nazionale». Il presidente dell’Authority di sistema, Stefano Corsini (foto in basso), risponde così a chi gli mette sotto gli occhi gli effetti che il crollo del viadotto autostradale genovese può avere sul futuro delle banchine nell’arco dell’Alto Tirreno. «È una questione che presenterò all’attenzione di Assoporti, l’organizzazione di categoria che raggruppa le istituzioni portuali del nostro Paese», annuncia Corsini: la conferenza nazionale dei presidenti delle nuove Authority potrebbe essere il luogo decisionale in cui, con il governo, «elaborare una strategia comune».
Guai a farne una bega di concorrenzialità spicciola fra porti vicini: lo ripete Corsini. Era un ritornello sul quale ha spesso insistito anche il suo predecessore Giuliano Gallanti, avvocato genovese, ai vertici dell’associazione di categoria a livello europeo e numero uno del porto per otto anni a Genova e, più tardi, per sei al timone dello scalo di Livorno.
«La difficoltà di Genova – torna a ribadire Corsini – riguarda tutti: è un contraccolpo che ha a che vedere con il sistema della portualità italiana, non possiamo permetterci di veder indebolire l’intera capacità a livello di sistema Italia. Ecco perché dico che bisogna metterci intorno a un tavolo e capire come fare squadra tutti insieme adesso che abbiamo davanti un problema che, lo dico di nuovo, è di tutti e non solo di Genova».
Già, perché con la zona di Voltri a ovest del ponte crollato, il problema più forte potrebbe essere il servizio che il porto di Genova ha sempre assicurato anche al Nord Est: non è forse vero che già adesso centinaia di migliaia di contenitori arrivano nel Nord Italia passando da Rotterdam anche se la strada è più lunga? Non è forse vero che il mega-scalo olandese è di fatto il settimo porto “italiano” (o anche sesto, a seconda degli anni) perché è punto di riferimento per molta parte dell’import-export di casa nostra?
«Dev’esserci uno scatto di orgoglio come Paese per reagire», dice Corsini: «C’è La Spezia, c’è Savona e se serve ci siamo noi, con il nostro sistema Livorno-Piombino, disposti a fare di tutto perché il nostro Paese non perda neanche uno zero virgola di competitività». Magari a vantaggio di scali francesi o spagnoli. Poi rincara: «Sia chiaro, non contro Genova ma al fianco del porto di una città che ha tantissimi legami con Livorno da sempre». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
