Il Tirreno

Livorno

la tragedia del ponte 

«Vivo per miracolo: ero sul viadotto cinque minuti prima che crollasse»

Mauro Zucchelli; ALTRI SERVIZI DA PAG. 2 A PAG. 9

Testimonianze di livornesi in viaggio a Genova: «L’ho scampata perché ho bucato una gomma»

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO

«Il viadotto crollato l’ho attraversato in direzione nord neanche un quarto d’ora prima che venisse giù: non devo pensarci, porto a casa la pagnotta per i miei figli facendo 130mila chilometri all’anno e la paura di guidare è un sentimento che non posso permettermi». Ninetto Mori è nato e cresciuto sul Pontino ma ora vive in Piemonte e fa il camionista fra il Nord e la Toscana: quel viadotto gli è sempre piaciuto poco e se adesso si sente miracolato è per una questione di minuti. «Se mi fossi fermato all’autogrill di Serravalle, a questo punto…».

I minuti si riducono addirittura «al massimo a cinque» per Daniele Riggio, livornese anche lui, in viaggio verso il Sestriere con il figlioletto di tre anni, al volante la moglie Alessandra Busato (lui al lavoro in provincia di Pistoia e lei a Lucca): «Posso dirlo con certezza, mia madre mi ha telefonato poco più tardi appena ha appreso la notizia in tv e ho ricostruito i tempi a ritroso: davvero se siamo qui a raccontarla è per via di un pugno di minuti». Sono due storie targate Livorno dentro la grande apocalisse del crollo del ponte autostradale a Genova. Un doppio flash che racconta come basti un niente per cambiare il copione. È successo anche a Mario Bertini, al ritorno verso Ardenza: «Devo ringraziare quella gomma bucata quando eravamo ancora a Alessandria: mi sono infuriato la prima volta perché ho dovuto tirar giù mezzo bagagliaio per prendere la ruota di scorta e poi, la seconda, quando mi sono ritrovato in una coda infinita. Ho guardato il cellulare e ho capito cos’era accaduto».

Riggio riprende a raccontare: «A mia madre ho detto: ma sei sicura? Ma proprio quel ponte lì? L’ho sempre visto come qualcosa di inquietante, figuriamoci però se mi immaginavo che potesse crollare di schianto, nemmeno fossimo sul set di un film catastrofista. Certo è che in quei momenti il tempo era un inferno, stava venendo giù il diluvio universale: mai visto niente del genere».

Ma fin qui abbiamo parlato di Genova: quel che è accaduto insegna che le grandi infrastrutture in cemento armato possono essere forse non fragili ma certo non indistruttibili quanto immaginiamo. Lo sanno bene gli ingegneri che si occupano di questi problemi nei vari enti pubblici: il cemento armato è un composto relativamente recente e non se ne conosce la capacità di resistenza sul lunghissimo periodo. È per questo che anni fa sono stati compiuti interventi di consolidamento su ponte Genova, fra via Firenze e via delle Cateratte: la viabilità attorno al porto è sottoposta a uno stress senza pari per numero di veicoli e per tonnellate trasportate. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web