Gioco
Ippodromo Caprilli, i cavalli non ci sono più: 5 stallieri invece vivono lì
Livorno, sbagliato dire che nell’area sportiva non c’è nessuno: chi ci lavorava è rimasto
LA CURIOSItÀ
Abbandonato, si fa per dire.
All’ippodromo non si corre più, non c’è il pubblico e non si fa la manutenzione. Ma qualcuno c’è. C’è chi vive ancora all’interno dell’ippodromo.
Sembra strano ma è proprio così. Si tratta di cinque addetti alla manutenzione dei cavalli che di giorno lavorano all’impianto di San Rossore e di notte tornano al Caprilli per dormire. Di animali, infatti, nella struttura livornese non ce ne sono più e dunque gli addetti ai lavori si sono dovuti arrangiare in qualche modo. La traccia di questi abitanti sono i vestiti appesi a stendere a pochi metri dall’ingresso lato via dei Pensieri, quello che, per intenderci, una volta era riservato agli uffici e alle stalle.
Era impossibile, viste le condizioni apparentemente buone, che quelle magliette fossero rimaste lì dalla chiusura del Caprilli.
Anche altri segni raccontano di vite che non hanno abbandonato questo luogo, simbolo di Livorno.
È proprio, accanto alla pista, c’ un uomo. E’ uno degli abitanti del Caprilli: è intento a lavare e a sistemare alcuni attrezzi.
«Prima eravamo almeno una ventina – ha spiegato con aria stupita nel vedere qualcuno lì dentro – adesso siamo rimasti solamente in cinque, ma stamani ci sono solo io. C’è gente che viene dalla Campania, dal Lazio e dalla Sicilia».
E sentendo l’accento, anche lui (che non ha voluto lasciare dati anagrafici o farsi fare fotografie) ha una chiara origine del sud Italia.
«Siamo quelli che accudiamo i cavalli, lavoriamo per loro. Diamo loro da mangiare, li sistemiamo, li curiamo. Adesso, però, non essendoci più animali qui a Livorno, siamo costretti ad andare a lavorare a Pisa, all’ippodromo di San Rossore. La notte, comunque, torniamo qui a dormire, cos’altro potremmo fare?».
L’uomo, poi, ci ha invitati a uscire, permettendoci, comunque, di visitare l’interno dell’impianto e le sue condizioni di totale abbandono. Una situazione di abbandono in cui, comunque, continuano a vivere e a lavorare alcune persone. Magari, chissà, nella speranza che un giorno il Caprilli torni a essere quello di un tempo. —
NICOLÒ CECIONI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google