Il Tirreno

Livorno

Viaggio nel degrado del Caprilli: resta solo la memoria dell’ultima corsa

Nicolò Cecioni
Viaggio nel degrado del Caprilli: resta solo la memoria dell’ultima corsa

Livorno, la struttura è ridotta a spettro di uno spettacolo su cui è calato il sipario. Le piste, l’area per il pubblico, le stalle sono piene di rifiuti e sterpaglie

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Livorno

Acquapark, centro sportivo o suolo edificabile per la realizzazione di nuovi palazzi. Su cosa potrebbe diventare il vecchio e glorioso ippodromo Federico Caprilli se ne sono dette tantissime. Ma, oltre alle parole c’è l’abbandono. L’abbandono delle corse da tre anni, dal dicembre del 2015, con l’abbandono degli ultimi cavalli, il 29 novembre del 2017.

Ora gli ingressi, infatti, sono chiusi e dentro la struttura nessuno (o quasi) è più entato. Per questo là dove un tempo correvano i cavalli e si acquistavano i biglietti delle scommesse, sognando di piazzare qualche tris o qualche colpo vincente, adesso ci sono erbacce.

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L’unico accesso possibile per osservare lo stato di abbandono è dalla parte del mare, sul viale Italia, passando dal centro scommesse. Da via dei Pensieri, lato terra c’è un varco semiaperto che permette di entrare. Resti di attrezzi sparsi in qua e là senza ritegno, ritagli di giornale che annunciano la crisi del Caprilli attaccati al muro d’ingresso, erba alta e incolta, gatti e piccioni un po’ ovunque. Il continuo canto delle cicale che, unito al caldo asfissiante di questi giorni, rende l’atmosfera ancora più inquietante.

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Subito dopo il cancello dell’ingresso degli uffici, andando verso sinistra, qualche stalla ha la porta aperta. E dentro si scorge, gettato da una parte, un vecchio tubo utilizzato per annaffiare l’erba o idratare gli animali. Adesso la polvere se ne è impossessata, così come di un po’ tutto.

In un altro loculo sono rimasti lì chissà da quanto tempo dei sacchi di cereali, il cibo dei cavalli quando ancora l’ippodromo era in attività. Odore nauseante e sciami di mosche, però, praticamente bloccano l’accesso. Proseguendo il viaggio verso ciò che resta del Caprilli, facendo bene attenzione a non inciampare in qualche rovo (ce ne sono anche di alti anche più di un metro), si arriva in un altro corridoio, vicino alla pista da corsa.

In alcune zone è impossibile andare per colpa dei rifiuti che qualcuno ha accatastato alle pareti delle stalle chiuse. Pezzi di plastica, vecchi attrezzi, cartoni, bottiglie, carrelli della spesa. C’è un po’ di tutto. Andando avanti, si trova la sala partenti, o meglio, quella che una volta era la sala partenti.

Oggi le porte sono chiuse e davanti sono nati arbusti e cespugli selvatici. Ma è all’interno della pista che il paragone con quello che una volta era il Caprilli è più impietoso.

Nel pomeriggio si può entrare dal centro scommesse. Lì , una trentina di persone osservano i monitor con decine di corse di cavalli.

«Un tempo ce l’avevamo anche noi – sbotta qualcuno – ora a Livorno non c’è più niente».

Uscendo dalla sala, ci si accorge che il piazzale è diviso in due e si può stare solamente nella parte accanto al centro Snai. «Dopo l’alluvione – racconta un uomo che era uscito per fumare una sigaretta – il sottopasso si era allagato. Così per evitare che la gente ci andasse, hanno recintato tutto e non si può più andare nella zona delle tribune». —
 

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