Gioco
«Non butteremo via i soldi dei toscani per ristrutturare un ospedale del 1931»
Saccardi replica a Nogarin: «Livorno ha bisogno di una struttura nuova, se non va bene il Parterre dia un’alternativa»
LIVORNO
«L’ospedale nuovo? È questo», ci disse sogghignando Filippo Nogarin una settimana fa, mentre varcava la soglia di viale Alfieri pochi minuti dopo aver firmato insieme a Regione ed Asl la disdetta dell’accordo per Montenero. E poi ribadì: «Il cuore del nuovo ospedale sarà ancora qui, in questo perimetro, nell’area in cui ora sorge la farmacia. Non un centimetro quadrato in più sarà costruito al parco Pertini».
1-0 per Nogarin, pensarono in molti: ha ottenuto che la Regione e l’Asl condividessero le eventuali penali da pagare alle ditte che si erano aggiudicate i lavori per l’ospedale a Montenero, ha ottenuto i 3,5 milioni della Regione per la nuova viabilità a Montenero, ha ottenuto l’impegno del governatore Rossi sul finanziamento per il nuovo ospedale e non si è mosso di un millimetro dalla sua posizione originale, quella di ristrutturare viale Alfieri, rigettando anche la soluzione di compromesso con la Regione, vale a dire un nuovo grande ospedale costruito sui capannoni ex Pirelli allargandosi alla pista del Parterre.
Mercoledì sera, a distanza di una settimana, è arrivato l’1-1 da parte della Regione: l’assessore Stefania Saccardi infatti ha gelato le aspettative del sindaco dicendo chiaramente che i soldi per ristrutturare gli Spedali Riuniti non arriveranno. «Non andremo a buttar via i quattrini dei toscani nella ristrutturazione di una struttura che non ha senso ristrutturare per nessuno», ha detto intervenendo alla festa dell’Unità. Poi ha chiarito: «Noi ci siamo e saremo a disposizione e metteremo risorse per trovare una localizzazione che vada bene a questa città».
Ora la palla torna al centro. Ma il rischio è che questo pareggio tra Nogarin e Saccardi si trasformi in un’altra sconfitta per la città. Che ha già perso 10 anni da quando fu elaborato il progetto per l’ospedale nuovo a Montenero e potrebbe veder passare molto altro tempo prima di trovare una soluzione che dia ai livornesi un nosocomio dignitoso a livello strutturale e funzionale.
I 120 giorni che Regione, Asl e Comune si erano dati per trovare un’intesa su un progetto condiviso infatti sembrano destinati a passare con un muro contro muro. Intanto i primi 30 saranno persi. «I nostri uffici hanno inviato una lettera al Comune per fissare un incontro già la prossima settimana - ha raccontato Saccardi -. Ma forse per il caldo, forse perché a Livorno siamo in ferie, ci hanno risposto che bisognerà rifissare a settembre. Noi rifisseremo, vediamo quanto dovremo aspettare per ragionare su dove fare il nuovo ospedale e se vedremo trascorrere i 120 giorni senza che il Comune ci dica se quell’area (ex Pirelli e Parterre, ndr) va bene o no».
Al di là di quando Comune e Regione si incontreranno, la sensazione è che il dialogo tra le parti - se mai c’è stato - sia già terminato. I toni sono tornati pesanti: «La Saccardi si è dimenticata già la lezione di Livorno», disse Nogarin subito dopo la firma. E l’assessore, l’altro ieri, ha replicato: «La Regione non è un bancomat, caro Nogarin, dove si va con la tesserina, si prendono i quattrini e si fa come ci pare, non funziona così».
Ma anche al di là dei toni, sono le visioni ad essere (anzi a restare) diametralmente opposte. «L’ospedale attuale non risponde sotto profilo funzionale alle esigenze della medicina che è cambiata moltissimo, non si può immaginare che tecniche e organizzazione di oggi vadano bene in una struttura del 1931 - ha ribadito l’assessore -, abbiamo spiegato al Comune che non era possibile ristrutturare un ospedale mentre si cura la gente al suo interno, che ci sarebbero state complicazioni enormi e quindi gli abbiamo detto con chiarezza che la ristrutturazione dell’ospedale non è possibile».
Il sindaco però la pensa in maniera opposta. E così, usciti dal tunnel di Montenero, rischiamo di entrare in quello di viale Alfieri, restando nel frattempo l’unica città toscana con un ospedale vecchio, che si avvia velocemente al 90esimo compleanno. —
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