Gioco
Marco Fornacciari, l’equilibrista delle scogliere livornesi
Livorno, il 34enne cammina tra i dirupi ed è uno de i pionieri toscani della slackline. «Spesso lo faccio sul mare: mi dà un grande senso di libertà e di infinito»
LIVORNO. Quante volte ci sentiamo appesi ad un filo sottile su cui scorre la nostra vita? C’è chi invece, su quel filo, ci cammina sopra, ma senza sfidare la sorte o il destino: piuttosto è una disciplina, un’arte, uno stile di vita che in gergo si chiama “slacklife”. In Italia c’è una piccola “tribe” che la sta diffondendo e tra i suoi adepti c’è il livornese Marco Fornacciari, pioniere di questa arte in Toscana.
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E’ infatti tra i fondatori e membro del consiglio direttivo dell’associazione Slackline Toscana, che partecipa a una serie meeting e contribuisce alla promozione di questa attività su scala nazionale.
Marco ha 34 anni, lavora in porto come impiegato operativo, e ama il mare. Ha un passato da surfista e il suo legame con il blu non si è spezzato da quando ha abbracciato il mondo della slackline, perché come lui stesso spiega: «Ci sono tante varianti dentro questa disciplina: una di queste si chiama “waterline” e consiste nel camminare sopra l’acqua. Il mare dà un senso di libertà e di infinito e io non posso che essere felice di viverlo anche con la slack».
Tanto che una volta, Marco e altri due amici hanno montato una slackline alla Cala del Leone; altre volte a Buca delle Fate nel Piombinese o a Finale Ligure, mentre a Baratti Marco partecipa ormai con assiduità ai meeting per gli amanti della slackline. «Nel primo weekend di giugno – spiega Marco – organizziamo il meeting all’interno dell’Outdoor Sport Festival e questo ci permette di acquisire sempre più visibilità, anche perché a noi si uniscono le attività di tessuti aerei, acroyoga e yoga, che sono affini alla slackline».
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Perché l’arte di camminare su una linea non è un gesto atletico fine a sé stesso, e neanche una competizione: «Si entra in uno stato mentale – continua – che è fatto di concentrazione e rilassamento. Bisogna staccare la mente da tutto ciò che ci circonda. Da lì deriva un senso di benessere che poi sfocia in uno stile di vita». Ma com’è nato l’amore per questa attività? «Quattro anni fa mi hanno regalato una slackline per il mio compleanno. Non ero un cultore, ma l’avevo già incrociata più volte in passato. Così ho deciso di cominciare a esercitarmi da solo in Villa Fabbricotti; sei mesi dopo ho partecipato al mio primo meeting a Baratti e da lì è decollata la passione». Oltre alla waterline ci sono altre varianti, come la longline (linee lunghe ad altezze basse) e la eyeline (dai 30 metri di altezza a salire).
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Dove si pratica lo slackining in Italia? «In Toscana, oltre Baratti, ci sono linee a Monsummano, Prato e Roccatederighi. Fuori regione a Spiazzi nel veronese, a Finale Ligure oppure sull’Appennino alla Pietra di Bismantova, dove a maggio scorso si è svolto un meeting con 450 persone da tutto il mondo. Ma in Italia questa disciplina non è ancora riconosciuta ufficialmente. A Livorno, però, il Comune si è detto pronto a dare il patrocinio alla nostra attività». Sì perché Marco ogni lunedì sera in estate, dalle 21 a mezzanotte in piazza Mazzini, tiene degli workshop gratuiti per tutti gli interessati. «Per provare basta presentarsi sul posto. E’ una disciplina sicura, una volta messa la linea in sicurezza non si corrono pericoli, e più che la forza fisica è la concentrazione a fare la differenza. A me questa arte ha cambiato la vita». —
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