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Cocaina dal Messico e ordini su Whatsapp la droga rivenduta a minorenni livornesi
Otto gli arrestati, tra i quali cinque livornesi accusati di spaccio. Denunciato anche il titolare di una tabaccheria del centro
LIVORNO
«Ci vediamo alle 11 di sera al solito posto, mi serve un quartino». Un quartino, cioè 0,25 grammi di cocaina per 18-20 euro. Messaggi Whatsapp tra livornesi, messaggi al centro dell’inchiesta antidroga dei carabinieri: da una parte un gruppo che avrebbe architettato un sistema per ordinare e ricevere carichi di cocaina purissima, grazie a due messicane residenti a Livorno che «avevano i contatti giusti» a Puerto Escondido, dall’altra invece decine di giovani consumatori, tra i quali anche diversi minorenni livornesi. Otto gli arrestati, «tutti senza precedenti penali» come evidenziano i carabinieri, sette dei quali finiti in carcere. Inoltre è stato denunciato il titolare livornese di una tabaccheria del centro che, secondo gli inquirenti, era un uomo di fiducia del gruppo di spacciatori: per i movimenti di denaro verso il Messico, ricariche delle carte Postepay e Western Union che servivano per pagare i “fornitori” della cocaina, si rivolgevano sempre a lui. Per tutti l’accusa è quella di detenzione in concorso di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, «un caso particolarmente grave - aggiungono dal comando provinciale dei carabinieri - visto che la droga veniva venduta anche e soprattutto a giovani, giovanissimi».
L’operazione, chiamata “Porto nascosto” dal nome della località messicana da cui partiva la droga, era scattata alla fine dello scorso anno. I carabinieri del nucleo operativo della Compagnia, a ottobre, trovarono i primi riscontri su alcuni livornesi che ricevevano la sostanza stupefacente dall’estero e la vendevano nella nostra città. «Circa 80 euro al grammo», aggiungono gli inquirenti in base alle intercettazioni. Le due messicane, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, partivano per il loro Paese quando c’era bisogno di un rifornimento, in media ogni quattro mesi, e tornavano in Italia con circa un chilo di cocaina: il volo era sempre il solito, Città del Messico-Milano Malpensa con scalo a Madrid, col rientro a Livorno passando prima dai complici nel Bolognese. Sì, le due donne sarebbero riuscite - negli aeroporti - a sfuggire sempre ai controlli delle forze dell’ordine nascondendo la droga in alcuni involucri, divisi poi tra i bagagli e le tasche dei giacchetti. «È così che la droga arrivava dal Messico a Livorno», confermano i carabinieri.
Il primo blitz risale a un paio di mesi fa, quando le due messicane - Ortiz Hernandez Alicia, 68 anni, e Sanchez Barroso Ortiz, 47 - vennero fermate e arrestate al ritorno da un viaggio in Messico: avevano 850 grammi di cocaina, oltre a tutto il materiale necessario per tagliare e confezionare la droga. Ai domiciliari finirono invece Silvia Romiti, 39 anni, livornese, e Davide Simonini, 46, residente a Casalfiumanese (Bologna), misure appena aggravate con il trasferimento in carcere. E ieri mattina sono stati arrestati altri quattro componenti del gruppo, figure chiave - secondo gli inquirenti - per quanto riguarda lo spaccio in città: in carcere i livornesi Mauro Melai, 46 anni, Luca Carli, 40, e Filippo Matteucci, 40, ai domiciliari invece la 32enne Manuela Sanfilippo, nata a Bronte (Catania) e residente a Livorno. «Erano loro, persone che si conoscono da tempo e senza un’attività lavorativa stabile, a gestire le richieste dei consumatori, prendendo appuntamenti tramite WhatsApp e consegnando poi le dosi», spiegano dal comando provinciale dei carabinieri. Che hanno scoperto, durante le indagini, anche come il gruppo tentava di nascondere i pagamenti in Messico: le carte ricaricabili Postepay erano intestate a novantenni livornesi, «nomi insospettabili e chiaramente estranei a tutto». —
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