Gioco
Brunetta, canditi e libertà addio alla nonna di Livorno
Mazzoni aveva 108 anni e mezzo: era la persona più longeva della città Le due guerre, il lavoro alla fabbrica Torelli, i nipoti, le operazioni e... lo zibibbo
LIVORNO
Dolci e delicati come quei cedri canditi che aveva prodotto e confezionato per decine di anni alla Torelli, una delle più importanti fabbriche dell’epoca. Duri e difficili da affrontare come le sofferenze durante le due guerre mondiali, la prima vissuta con gli occhi di una bambina terrorizzata e la seconda da sfollata a Metato, in provincia di Pisa, insieme alla sua famiglia. Lucidi e fragili come quel bicchierino di zibibbo che ogni sera, fino a pochi anni fa, buttava giù prima di andare a dormire. 108 anni vissuti con l’orgoglio di una donna indipendente, con una forza tale da superare due interventi chirurgici non a quaranta o cinquant’anni, ma a 102 e a 106 anni.
«Sono state le guerre a renderla così forte», ricorda la nipote Linda Iermanò, rimasta sempre al suo fianco: lei, operatrice socio-sanitaria, l’ha seguita per diversi mesi dopo l’ultima operazione al femore, «quando non poteva più uscire per fare la spesa come qualche anno prima». Sì, perché Brunetta Mazzoni andava in giro tra i negozi di Colline, dove viveva da tempo, fino a quando aveva 102-103 anni, dimostrandone almeno una decina in meno: se n’è andata all’alba di ieri, tra l’amore e l’affetto di una ventina di nipoti. E con i suoi 108 anni, 6 mesi e 2 giorni - essendo nata il 24 febbraio del 1910 - era la persona più anziana della nostra città, la 73esima in tutta Italia.
Donna libera e indipendente, forte e coraggiosa. Suo padre Palmiro era il fattore dei Mimbelli, ma anche responsabile sindacale - nei primi anni del Novecento - delle organizzazioni di contadini del nostro territorio. Brunetta aveva sei tra fratelli e sorelle: ha visto Manlio diventare padre e poi nonno, ha vissuto con Rina - che oggi ha 97 anni - fino all’ultimo giorno, visto che entrambe non si erano sposate e non avevano figli.
Brunetta ha lavorato alla Torelli dai 15 anni fino alla pensione, prima come semplice operaia - spesso incaricata, tra l’altro, di suonare la sirena quando c’era da mettersi al riparo durante la Seconda guerra mondiale - e poi da capofabbrica, controllando anche l’arrivo dello zucchero dall’Egitto per avere poi un prodotto di qualità. Una volta fu mandata a Düsseldorf, in Germania, per risolvere un problema con un cliente molto importante per l’azienda: lei, con la sua diplomazia e la sua gentilezza, ma grazie anche a quel caratterino con cui teneva testa a tutti, riuscì a sistemare tutto. D’altronde sul lavoro era precisa, inflessibile, sempre affidabile.
I fantasmi e gli orrori delle due guerre tornarono una quindicina di anni fa, insieme alla vigliaccheria di un uomo che tentò di scipparla della borsa sul lungomare: Brunetta reagì con la solita forza e il solito coraggio, aggrappandosi al ladro e facendolo cadere per terra. Sì, lei - a più di novant’anni - mise in fuga uno scippatore e tornò a casa poco dopo, come se non fosse successo niente, magari con qualche acciacco in più ma anche con la stessa voglia di godersi ancora la vita. Quella voglia che la portò in Cina e Giappone a quasi cent’anni, quella voglia che trovava in ogni sorso di zibibbo. —
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