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Sequestrata cocaina per 19 milioni in porto era diretta a un clan di Latina: tre arresti

Gianni Tacchi
Sequestrata cocaina per 19 milioni in porto era diretta a un clan di Latina: tre arresti

La droga era nascosta in due lastre di una cisterna: Finanza e Dogane hanno costruito una copia per incastrare i destinatari

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LIVORNO

Una cisterna per conservare le trote salmonate, proveniente dal Cile e con due sostegni di acciaio massiccio a protezione. Un carico sospetto fin dall’inizio, fin dallo sbarco - lo scorso 30 gennaio - in un piazzale del nostro porto. Dopo la prima analisi dei rischi, quella che i finanzieri e il personale dell’Agenzia delle dogane svolgono quotidianamente per verificare i container che arrivano a Livorno, è scattato un controllo più approfondito, con la cisterna sottoposta allo scanner utilizzato per casi del genere. «È emersa subito una discontinuità nelle immagini», spiegano gli inquirenti, anomalie che hanno aumentato i sospetti delle Fiamme gialle e dei doganieri.

Sono serviti tre giorni per aprire quei supporti d’acciaio, quelle lastre intercettate al porto: dopo il primo tentativo a vuoto di alcuni fabbri, è stato richiesto l’intervento dei vigili del fuoco che - soltanto grazie alla fiamma ossidrica ad acqua - sono riusciti a perforare i due sostegni che erano stati costruiti per nascondere la droga. Sì, perché all’interno - come se fossero due teglie con 80 stampi ciascuna - sono stati trovati 160 panetti da 500 grammi di cocaina purissima, per un totale di oltre 80 chili. Il valore? Circa 19 milioni di euro con la vendita al dettaglio. E il sequestro è stato solo il primo passo dell’inchiesta, indagini che nelle ultime ore - a sei mesi di distanza - hanno portato a scoprire e fermare i tre presunti destinatari di quella cisterna.



Il blitz della Finanza è scattato ieri mattina nel Lazio, dove il carico di cocaina era diretto. In carcere Luigi Ciarelli, 48 anni, nato a Latina, esponente del clan pontino Ciarelli-Di Silvio di etnia rom: fratello del capo dell’organizzazione Carmine, legato ai Casamonica, è figlio di Antonio Ciarelli e Giacinta Spada, nomi e famiglie al vertice dei clan di stampo mafioso che controllano Roma e dintorni.

Oltre a lui sono stati arrestati Claudio Pitolli, 53 anni, e Benito Aversano, 48, entrambi di Aprilia: secondo gli inquirenti erano i soci di Luigi Ciarelli, accusati in concorso - come il fratello del boss - per i reati di traffico di sostanze stupefacenti e sostituzione di persona, visto che avrebbero usato documenti falsi per aprire due conti correnti e pagare così la ditta di spedizione incaricata di portare quella cisterna da Livorno a Latina (si parla di 5-6mila euro). E una cisterna, grazie alla localizzazione tramite una mail, è stata davvero consegnato alla villa di Ciarelli, ma non quella con la cocaina arrivata dal porto di San Antonio (Cile): le Fiamme gialle hanno fatto costruire una copia - un carico praticamente identico, per il quale sono serviti materiali e lavorazioni particolari - e hanno dato l’ok per la spedizione solo qualche giorno fa, quando avevano in mano tutte le prove per incastrare i destinatari. E i finanzieri, in totale un’ottantina vista la pericolosità dei clan coinvolti, sono intervenuti appena Ciarelli e soci hanno ricevuto la cisterna finta, uno stratagemma che ha portato all’arresto dei tre.



La cocaina, secondo gli inquirenti, sarebbe stata prodotta e nascosta in quelle due lastre d’acciaio non in Cile, bensì in Colombia, dai narcos dei cartelli della droga: la compagnia di navigazione e la ditta di spedizione, come precisano la Finanza e l’Agenzia delle dogane, sono comunque estranee all’inchiesta.

In ogni caso Livorno era al centro del piano studiato da Ciarelli, confermandosi quindi uno dei principali snodi del traffico internazionale di droga: a marzo, sempre dal porto cileno di San Antonio, venne intercettato un carico da 45 milioni di euro, 200 chili di cocaina diretti in Spagna. E ora l’ombra di uno dei clan più potenti e pericolosi d’Italia. —

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