Il dolore
Finestre e porte sprangate: ecco gli edifici storici dimenticati
Barriera Margherita, il Torrino, Palazzo Larderel nell’incuria Livorno non valorizza i suoi gioielli che restano inutilizzati
LIVORNO. Porta San Marco è un po’ il simbolo del carattere dei livornesi. È il luogo che più rappresenta l’aspetto libero dell’indole labronica, la tenace contrarietà agli oppositori e agli invasori. Lo ricorda la statua di Enrico Bartelloni che al termine di un’impossibile difesa di Livorno dagli austriaci si fece catturare e uccidere pur di non fuggire. Barriera Margherita, varco daziario, e poi elegante capolinea del trammino con le sue vetture rosse che arrivavano dalla pineta di Marina e Tirrenia fino gli embrioni della zona industriale livornese racconta il turismo e la peculiarità di una città con una gestione economica straordinaria fin dalla sua nascita. Lungomare è uno dei biglietti da visita di Livorno, con la terrazza Mascagni. Poi c’è il Torrino custode, orfano del gemello, barriera del Porto e casa dei doganieri.
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Tre edifici che hanno in comune storia e degrado. Testimonianze, più o meno evidenti, del passato recente della città. Cartoline naturali per la promozione delle peculiarità di Livorno le cui foto non potrebbero però essere scattate oggi, pena una brutta figura.
I gioielli di famiglia dell’Ottocento livornese non godono infatti di buona salute e sono lì a far mostra di sé inutilizzati, talvolta messi in sicurezza ma abbracciati da transenne che stazionano da mesi, talvolta anni come davanti a Palazzo Larderel. Locali che sarebbero scrigni perfetti per iniziative o associazioni stoppinati come una vecchia casa di montagna. Occasioni perse per far crescere il turismo ma anche opportunità non sfruttate di valorizzazione della bellezza di una città che invece avrebbe bisogno di risorse, occasioni di lavoro e rinascita.
È sufficiente avere uno sguardo un po’ meno distratto per rendersene conto. Barriera Margherita, lato mare, è inutilizzata con le finestre sprangate per renderla inaccessibile anche come bivacco. Ragnatele, ruggine e muri scrostati in attesa di un progetto di valorizzazione che ancora – complice la proprietà divisa tra enti – non c’è.
Sbirciando tra le tavole di legno che ne impediscono l’ingresso si vedono spazi vuoti anche dentro il Torrino della Dogana, maggiordomo di un porto frequentatissimo. Porte sprangate e intorno - anche qui - ancora transenne, e sul lato mare dependance e buon ritiro di piante e bidoncini della raccolta differenziata dei vicini locali.
In una città in cui la non perfetta pulizia delle strade e con poche accortezze estetiche (qualche fiore in più negli spazi verdi non ci starebbe male) la fa da padrona la poca cura degli edifici che raccontano la storia della città è trasversale a tutti gli enti. Chiunque sia il proprietario muri scalcinati, scritte, sporcizia sono ovunque.
In piazza della Vittoria, la chiesa del Soccorso, è transennata da aprile per l’esigenza di messa in sicurezza: erano caduti dei cornicioni. E anche qui le scritte campeggiano sulla imponente facciata. In questo caso perlomeno il risultato è a portata di mano: lo garantisce don Marco Conti e infatti già il giorno successivo sono state tolte.
Antonio Dioguardi, presidente dell'associazione doganale italiana sezione di Livorno ha particolarmente a cuore il futuro del Torrino anche per il lungo periodo in cui, da dipendente, ha frequentato questa zona.
«Si tratta di un piccolo edificio in una posizione strategica ed è un peccato vederlo inutilizzato. Se mi posso permettere di lanciare un’idea mi piacerebbe fosse trasformato in sportello polifunzionale, per informazioni turistiche e per le pratiche della Dogana, per ottenere i rimborsi delle tasse per gli acquisti. Un benvenuto per chi arriva che farebbe un gran bene a Livorno». —
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