Gioco
Dal “Sale” a Montecitorio, Gabriele Stampa il surfer che fabbrica bitcoin
Livorno, il 42enne e la prima industria italiana di monete virtuali. Oggi è un imprenditore di successo: «È stato come cavalcare un’onda»
LIVORNO. È come cavalcare un’onda. La aspetti, la cerchi e provi a conquistarla, sperando di vincere una scommessa tra te e il mare. Solo che in ballo, quando si parla di criptovalute e mining, c’è una “rivoluzione industriale” che è ancora è latente, ma c’è chi è convinto che nel giro di pochi anni tutto sarà pura realtà.
E nella spinta verso il decollo di questo mercato in Italia c’è un livornese di mezzo: si chiama Gabriele Stampa, ha 42 anni, ed è uno dei fondatori di Bitminer Factory, ossia la prima fabbrica italiana per l’estrazione di criptovalute. Il futuro galleggia in un capannone di Calenzano, provincia di Firenza e a due passi da Prato, dove Gabriele ha realizzato un’autentica impresa con il suo socio Gabriele Angeli. E dice, parafrasando la sua passione per il surf: «Abbiamo preso un’onda e ci siamo sopra. È un mondo che si sta sviluppando, una rivoluzione che comporta rischi e opportunità. Perché non rischiare? Io credo che nei prossimi 5 anni il 30% delle aziende comincerà a incrementare bitcoin, criptovalute e mining».
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Termini che, per molti, sono ancora astrusi. E allora Gabriele spiega di cosa si tratta: «Bitminer Factory fabbrica computer e impianti che gestiscono questi computer, che fabbricano soldi; questi soldi (le criptovalute, tra cui il bitcoin è quella più nota, ndr) per alcuni non valgono niente, mentre per altri sono la ricchezza del futuro».
Il mining è il processo che porta all’estrazione di criptovalute dai computer. A Calenzano è nata la prima industria italiana del genere, che oltre a fabbricare queste macchine le vende e le gestisce per conto di altri: aziende, professionisti o semplici cittadini. Servono 4mila euro per acquistare un macchinario e lanciarsi in un mondo che Gabriele Stampa ha scoperto da autodidatta. E oggi è un imprenditore di successo che è arrivato, lo scorso marzo, a tenere un intervento alla Camera dei Deputati. «Ma sono sempre lo stesso – tiene a precisare – libertario e poco governabile. Mi tocca solo vestirmi un po’ meglio».
Lui che viene dal digital marketing, ma soprattutto dal mare e, citando Seneca, dice: “I buoni marinai non nascono da mari tranquilli”. Perché? «In questa frase c’è tanto del livornese, che non si arrende mai e affronta le difficoltà con una forza d’animo e una generosità particolari. Livorno, per me, è un incubatore di supereroi».
Gabriele, che oggi vive tra Prato e Firenze, fa parte della seconda generazione di surfisti sbocciata a Livorno alla fine degli anni ’80, e appena può torna a riprendersi il suo mare. Dove? «Al Sale, ai Bagni Pancaldi dove ho iniziato a fare surf, e poi a Rosignano e Castiglioncello. Oggi il movimento del surf è cambiato molto rispetto agli anni ’90, quando chi usciva era considerato un pazzo. Ricordo i pianti di mia nonna, ma io da sempre faccio come mi pare. In quinta superiore, rischiai di non essere ammesso agli esami di maturità a causa delle troppe assenze, che facevo platealmente per andare a fare surf».
E poi come finì? «Riuscii a fare gli esami, dove mi presentai con i capelli lunghi legati, suscitando il disappunto di alcuni prof. Ma a capo della commissione c’era Edda Fagni, una donna strepitosa, che spense i malumori e mi fece parlare di un libro a mia scelta”. Tornerai a Livorno? «Sì – conclude Gabriele – perché qui si sta bene, c’è libertà, e perché al mare non so rinunciare». —
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