Il Tirreno

Livorno

PORTO. La strigliata del numero uno Becce «Le imprese non pensino solo all’oggi» 

Alp, tutti gli operatori diventino soci o si faccia la gara

M.Z.

LA POLEMICAC’è bisogno di una svolta in Alp, l’unico soggetto che in base all’articolo 17 è autorizzato a operare in porto come fornitore di manodopera per affrontare i picchi di lavoro. L’amministrat...

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LA POLEMICA

C’è bisogno di una svolta in Alp, l’unico soggetto che in base all’articolo 17 è autorizzato a operare in porto come fornitore di manodopera per affrontare i picchi di lavoro. L’amministratore Luca Becce, risponde così a chi gli chiede conto del futuro di tale realtà-chiave in porto: stavolta la strigliata riguarda il versante delle imprese. Nel mirino è il fatto che «Alp è stata risanata in questi 3 anni, ma oggi rischia di trovarsi nuovamente in difficoltà»: e questo – avverte Becce – «nonostante il netto miglioramento delle sue prestazioni, la riduzione delle sue tariffe, il livello di integrazione crescente con i fornitori di servizi del porto di Livorno (a partire da Uniport che svolge una funzione fondamentale anche dentro l’agenzia tramite l’impegno del suo presidente Savi)».

Il progetto di Alp ha visto, «per la prima volta in Italia», l’Authority entrare nella società con il 49% anche se non a titolo oneroso: ma quella partecipazione era prevista nel 2014 «assai più breve, al massimo due anni». Ora Palazzo Rosciano punta a ridurre la propria quota.

Becce ricorda che «l’attuale cda sta agendo in regime di prorogatio e le ultime vicende, «a partire dalla questione licenziati», dimostrano che sarebbe opportuno» chiedersi cosa dev’essere il fornitore di lavoro temporaneo portuale a Livorno.

Diversamente dal passato, la difficoltà «non è prevalentemente economica» (anche se i dati del 2018 «sono inferiori a quelli dei due anni precedenti» con «una piccola perdita nel risultato netto»). E allora dove sta il problema? Nel fatto che, da un lato, il maggior ricorso all’Alp – afferma Becce – è la riprova dell’utilità della fornitura di lavoro temporaneo, consente alle imprese art. 16 e 18 di «tarare il livello numerico dei propri organici in modo da non soffrire le situazioni temporanee di calo di lavoro»: Ma, dall’altro, «esiste ancora tra gli operatori livornesi uno scetticismo sullo strumento». Colpa di una «scarsa visione strategica» e un «atteggiamento sostanzialmente utilitaristico» che guarda al guadagno dell’oggi anziché a una strategia di sviluppo. A tal riguardo Becce cita positivamente l’esperienza della Uniport (dimostra come sia «utile e possibile una integrazione qualitativa tra il fornitore di lavoro temporaneo, l’Alp, e gli operatori»).

Il problema, secondo Becce, sta nella «difficoltà che si incontra nell’allargare la base dei soci, nonostante che ci siano tra gli operatori non presenti in Alp, diversi clienti importanti di essa, che richiedono decine di avviamenti al mese, ma che non sono disponibili a condividerne la gestione, nonostante riconoscano gli enormi progressi realizzati in questi anni». Gli amministratori di Alp in prorogatio «sono volontari puri» (nessuno «riceve un centesimo di compenso»). Alp è nata senza procedura di gara: ma questo «ha senso se tutti gli operatori del porto vi partecipano». O si affrontano queste cose o Becce non sarà disponibile a restare nel cda: ma soprattutto – dice – c’è da chiedersi, nel caso non ci fosse l’ingresso in Alp di tutti gli operatori, se non sia meglio restituire l’Alp all’Authority perché bandisca la gara «prevista dalla legge come scelta prioritaria». —

M.Z.

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