Gioco
Crociere, la grande opportunità per la città portano 10 milioni ma varrebbero il triplo
Meno del 30% dei soldi spesi dai viaggiatori delle love boat resta a Livorno, la svolta sta nella capacità di tenerli qui
LIVORNO. La nostra città ha un potenziale enorme, con un giro d’affari che potrebbe raggiungere (e raggiunge) centinaia di milioni di euro: però non viene sfruttato a dovere.
Negli ultimi anni l’Autorità Portuale, la Porto di Livorno 2000 e le varie amministrazioni hanno iniziato a fare qualcosa ma ancora la strada da percorrere è lunghissima. La riprova? Ieri mattina in Fortezza Vecchia, quando Enrico Conti, nella conferenza “Welcome to Livorno, Port for Tuscany”, ha presentato una ricerca Irpet fatta sui croceristi. Con tanti dati interessanti: a cominciare dal fatto che dei 36 milioni di euro spesi dal complesso dei croceristi in regione, non più del 28% è speso nel territorio livornese: 10,3 milioni.
Nel complesso i 622mila croceristi scesi a terra hanno speso poco meno di 37 milioni, dei quali quasi 14 per i tour, in particolare 6 per quelli organizzati. Il mercato nordamericano rappresenta da solo il 51% della spesa complessiva, ed è seguito a grande distanza dai croceristi provenienti dalla Gran Bretagna e Irlanda (15%).
L’attività crocieristica nel porto di Livorno ha prodotto nel 2016 una spesa pari a circa 52,2 milioni di euro: 36,8 costituiti dalla spesa diretta dei croceristi a terra; 2,7 milioni di spesa effettuata dagli equipaggi delle navi (circa 16 euro pro-capite per marittimo sceso a terra); 10, 9 milioni di euro di spesa corrente per servizi portuali pagati dalle navi che attraccano; 1,8 milioni di investimenti medi annui effettuati da Authority e Porto 2000 per infrastrutture portuali a servizio della crocieristica.
I settori economici più coinvolti dagli effetti della presenza dei croceristi sono naturalmente quelli dei servizi: basti pensare al commercio (al dettaglio e all’ingrosso) che si accaparra una “fetta” del 22% e, a seguire, i servizi di trasporto e magazzinaggio (19%), le attività di servizi immobiliari (12%), le altre attività di servizio alle imprese (9%), i servizi di alloggio e ristorazione (5%), le altre attività di servizi pubblici sociali e personali (5%) e via elencando. Tutte queste attività contano per circa l’86% del totale del valore aggiunto prodotto.
L’impatto economico generato da questo ammontare di spesa in termini di valore aggiunto è di circa 8,8 milioni di euro pari a circa lo 0,11% del totale dell’intera provincia e a poco meno dell’3% del valore aggiunto all’interno del comune.
Si tratta dunque di un impatto che equivale a circa 142 “unità di lavoro a tempo pieno”. Del resto c’era da aspettarselo: la maggior parte delle spese per ricettività e ristorazione sono effettuate a bordo e non a terra e la maggior parte delle escursioni sono effettuate fuori dal territorio livornese.
Ma c’è un “ma”: i turisti saranno sì una “merce” però, a differenza dei container, ha memoria, sente il fascino dei luoghi: e può scegliere di ritornare, a bordo di un’altra love boat o anche in auto o chissà come. Se sapremo conquistare il loro cuore. —
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