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Crociere, la grande opportunità per la città portano 10 milioni ma varrebbero il triplo

Nicolò Cecioni
Crociere, la grande opportunità per la città portano 10 milioni ma varrebbero il triplo

Meno del 30% dei soldi spesi dai viaggiatori delle love boat resta a Livorno, la svolta sta nella capacità di tenerli qui

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LIVORNO. La nostra città ha un potenziale enorme, con un giro d’affari che potrebbe raggiungere (e raggiunge) centinaia di milioni di euro: però non viene sfruttato a dovere.

Negli ultimi anni l’Autorità Portuale, la Porto di Livorno 2000 e le varie amministrazioni hanno iniziato a fare qualcosa ma ancora la strada da percorrere è lunghissima. La riprova? Ieri mattina in Fortezza Vecchia, quando Enrico Conti, nella conferenza “Welcome to Livorno, Port for Tuscany”, ha presentato una ricerca Irpet fatta sui croceristi. Con tanti dati interessanti: a cominciare dal fatto che dei 36 milioni di euro spesi dal complesso dei croceristi in regione, non più del 28% è speso nel territorio livornese: 10,3 milioni.

Nel complesso i 622mila croceristi scesi a terra hanno speso poco meno di 37 milioni, dei quali quasi 14 per i tour, in particolare 6 per quelli organizzati. Il mercato nordamericano rappresenta da solo il 51% della spesa complessiva, ed è seguito a grande distanza dai croceristi provenienti dalla Gran Bretagna e Irlanda (15%).

L’attività crocieristica nel porto di Livorno ha prodotto nel 2016 una spesa pari a circa 52,2 milioni di euro: 36,8 costituiti dalla spesa diretta dei croceristi a terra; 2,7 milioni di spesa effettuata dagli equipaggi delle navi (circa 16 euro pro-capite per marittimo sceso a terra); 10, 9 milioni di euro di spesa corrente per servizi portuali pagati dalle navi che attraccano; 1,8 milioni di investimenti medi annui effettuati da Authority e Porto 2000 per infrastrutture portuali a servizio della crocieristica.

I settori economici più coinvolti dagli effetti della presenza dei croceristi sono naturalmente quelli dei servizi: basti pensare al commercio (al dettaglio e all’ingrosso) che si accaparra una “fetta” del 22% e, a seguire, i servizi di trasporto e magazzinaggio (19%), le attività di servizi immobiliari (12%), le altre attività di servizio alle imprese (9%), i servizi di alloggio e ristorazione (5%), le altre attività di servizi pubblici sociali e personali (5%) e via elencando. Tutte queste attività contano per circa l’86% del totale del valore aggiunto prodotto.

L’impatto economico generato da questo ammontare di spesa in termini di valore aggiunto è di circa 8,8 milioni di euro pari a circa lo 0,11% del totale dell’intera provincia e a poco meno dell’3% del valore aggiunto all’interno del comune.

Si tratta dunque di un impatto che equivale a circa 142 “unità di lavoro a tempo pieno”. Del resto c’era da aspettarselo: la maggior parte delle spese per ricettività e ristorazione sono effettuate a bordo e non a terra e la maggior parte delle escursioni sono effettuate fuori dal territorio livornese.

Ma c’è un “ma”: i turisti saranno sì una “merce” però, a differenza dei container, ha memoria, sente il fascino dei luoghi: e può scegliere di ritornare, a bordo di un’altra love boat o anche in auto o chissà come. Se sapremo conquistare il loro cuore. —
 

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