Gioco
Cade dalle scale di casa e muore ex centrocampista del Livorno
Luigi Pisetta giocò insieme a Picchi, Lessi e Balleri alla fine degli anni ’50 Il tragico incidente all’isola d’Elba, il decesso dopo tre giorni di agonia
LIVORNO
Furono due anni e mezzo indimenticabili, con la maglia amaranto addosso ma soprattutto nel cuore. Lui, roccioso mediano d’epoca davanti a una difesa tutta livornese con Picchi, Balleri e Lessi, sfiorò la serie B nel ’59, tentando il miracolo anche nella stagione successiva nonostante le partenze di Armandino e del “Lupo”. Lui, centrocampista diventato subito tifoso, con la rissa nel derby di Pisa - sempre nel 1959 - a incoronarlo tra i miti amaranto dell’epoca. Luigi Pisetta era nato a Bolzano e viveva da tempo a Milano, ma è sempre rimasto legato a Livorno e al Livorno, un amore nato in quelle stagioni da giocatore e fortificato negli anni. E qui, purtroppo, se n’è andato dopo tre giorni di agonia all’ospedale, in seguito a una caduta dalle scale della sua seconda casa all’isola d’Elba, dove era in vacanza con parenti e amici di famiglia: aveva 83 anni. «È come se si fosse chiuso un cerchio, questa era la città che amava di più», ripete la seconda moglie Barbara Bevilacqua.
Pisetta, nella notte tra domenica e lunedì, era precipitato dalla scala a chiocciola del suo appartamento a Porto Azzurro, mentre stava scendendo al pianterreno. Prima l’arrivo delle ambulanze e i soccorsi in casa, poi la corsa a Portoferraio e il trasferimento a Livorno con l’elicottero Pegaso. «Un trauma cranico e uno alla spina dorsale», la diagnosi al pronto soccorso. Ferite gravi, gravissime, alla luce anche dell’età e delle già precarie condizioni di salute dell’ex calciatore: il suo cuore ha smesso di battere all’alba di ieri, quando la situazione era ormai compromessa. «Era gentile, generoso, con un forte senso dell’umorismo, forse acquisito proprio a Livorno - continua la moglie - dopo aver chiuso con il calcio, era diventato un broker assicurativo e aveva aperto anche un locale a Tirrenia. Mio marito era affezionato a Livorno e Livorno era affezionata a lui: il funerale verrà celebrato a Milano perché laggiù abbiamo tanti amici, ma il suo cuore resta qui». Tra il lungomare, lo stadio e un mondo amaranto che lo aveva stregato, catturato.
«Ma quale Milan, ma quali prestiti in giro per l’Italia - disse Pisetta, “Gino” per tutti, prima di indossare la maglia amaranto - io voglio giocare nel Livorno, io voglio portare i livornesi prima in B e poi in A». Da calciatore, nonostante due grandi stagioni con 6 gol in 69 partite, non ci riuscì. Ma da tifoso - seguendo le trasferte amaranto al Nord non solo negli anni della rinascita, ma anche ai tempi bui dei fallimenti - festeggiò più di una volta. E nel 2004, dopo la storica promozione in A, inviò una lettera al Tirreno: «Il fantastico pubblico amaranto sta per rivivere, meritatamente, l’atmosfera dei grandi confronti. È un momento magico». Era commosso, emozionato, contento quasi come un ragazzino. Aveva i brividi, il mediano di fine anni ’50. Come tutti i livornesi. In fondo era così che si sentiva: livornese per sempre. —
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