Gioco
Porto, sequestrato il mezzo che ha schiacciato l’operaio
Il doppio grave infortunio sulle banchine: il giovane lavoratore sta un po’ meglio Sopralluogo del presidente dell’Authority per capire di persona cosa è accaduto
LIVORNO
È stata posta sotto sequestro la ralla della società Seatrag che è stata coinvolta nell’incidente sul lavoro in cui domenica sera è rimasto ferito un operaio ventunenne rosignanese: il secondo infortunio grave avvenuto nel giro di neanche 40 ore nello stesso terminal (Sintermar) e fra lavoratori della stessa azienda (Seatrag), visto che già sabato mattina su quelle stesse banchine si era ferito un altro addetto di Seatrag (insieme a un lavoratore di Alp, l’agenzia che fornisce manodopera per affrontare i picchi di lavoro).
Non è da escludere che venga sequestrato anche un altro mezzo, probabilmente il semirimorchio. Anzi, a dar credito ad alcune fonti di ambiente sindacale, questo ulteriore sequestro sarebbe già avvenuto ma non vi sono conferme ufficiali al riguardo.
Dall’ospedale intanto arriva una buona notizia: fonti ufficiali dell’Asl riferiscono che sono leggermente migliorate le condizioni del giovane operaio rimasto schiacciato nel corso delle operazioni sui semirimorchi.
Ieri il giovane era stato soccorso da una ambulanza della Pubblica assistenza e trasportato al pronto soccorso in codice rosso: indice di una situazione assai difficile.
Dalle informazioni raccolte sulle banchine risulta che ieri il presidente dell’Authority Stefano Corsini sia andato sul luogo dell’incidente per cercare di capire di persona quel che è accaduto.
Il sequestro è un primo passo per capire se all’origine dell’incidente possa esserci un guasto meccanico o comunque un mal funzionamento del mezzo. Ma ieri bastava prestare ascolto al mugugno dei lavoratori delle banchine e dei delegati per accorgersi che il fronte del posto, visto con gli occhi delle maestranze portuali, punta il dito contro la crescente accelerazione dei ritmi di lavoro.
Nelle reazioni raccolte fra i lavoratori di varie realtà aziendali presenti in porto, al di là di questa o quella singola vicenda e di questa o quella singola impresa, la rabbia di operai e delegati sindacali prende di mira quella che viene chiamata «una riorganizzazione “strisciante” del lavoro sulle banchine».
Le aziende meno competitive – è questo l’argomentare – non possono far altro che giocare sui ribassi tariffari e, per rientrare nei costi, non hanno altra scelta se non ridurre il numero dei lavoratori e aumentare la produttività attraverso una crescente velocità nella movimentazione. Tutto nasce dall’aumento della pressione degli armatori per velocizzare i tempi di carico e scarico così da ridurre al minimo la permanenza a banchina. —
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