Gioco
In barba al divieto di balneazione il tuffo dal moletto rimane d’obbligo
La proibizione vale per la zona San Jacopo-Acquaviva Ma alcuni bagnanti non lo sanno o se ne infischiano
livorno
I capelli sono bagnati, legati in un’alta coda di cavallo. Dal volto, invece, scendono le gocce di un’acqua nella quale sarebbe vietato, a partire da giovedì scorso, fare il bagno.
Non tutti però rispettano il divieto di balneazione previsto per la zona di mare compresa fra la chiesa di san Jacopo, a Livorno, e lo stabilimento balneare Acquaviva. C’è chi, in acqua, si tuffa. Sia perché non è a conoscenza dell’ordinanza del Comune sia perché decide di ignorarla, non riuscendo a rinunciare al tradizionale bagno estivo al moletto.
«C’è il divieto di balneazione? Ma non hanno messo alcun cartello!», commenta stupita una ragazza, mentre si asciuga sotto il caldo sole di luglio, una volta uscita dall’acqua. Poi, di corsa a fare la doccia, per tentare di togliersi di dosso la maggior quantità possibile di escherichia coli ed enterococchi intestinali.
Anche Tiziana Cassabona ignora l’esistenza del divieto. «Davvero? - afferma, sorpresa, la donna - e quali zone comprende? Allora meglio non fare il bagno oggi».
La convinzione che l’ordine di non tuffarsi in acqua sia scarsamente segnalato è anche quella di Simone Consigli, il quale dice di non vedere cartelli di divieto, né sul molo, né altrove. «Non è chiaro cosa si possa o non si possa fare e dove - commenta il bagnante - Dovrebbero esserci delle indicazioni chiare che segnalino il divieto, ma invece niente».
In realtà i cartelli informativi ci sono. Ma non sono immediatamente visibili. Almeno nel caso del moletto, dove la scritta “divieto temporaneo di balneazione” è stata sistemata al di sopra la doccia, non a portata immediata di sguardo.
Ai bagni Acquaviva, invece, il cartello è appeso proprio accanto all’ingresso( foto in alto). Trascorrendo mezzora davanti alla chiesa di san Jacopo, d’altra parte, è possibile notare persone che, proprio lì di fronte, si tuffano in acqua, uscendone poco dopo. Ma ci sono anche bagnanti che si concedono un bagno più lungo, arricchito da una nuotata fino agli scogli. Non tutti, però, decidono, consapevolmente o meno, di ignorare il divieto di balneazione.
«Io di solito trascorro diverso tempo in acqua al moletto - racconta Giada Franco - Ma se esiste un divieto un motivo c’è, per cui preferisco evitare». Abitudinari del bagno che, per un po’ di tempo, appendono le pinne al chiodo, dunque, per cause di forza maggiore.
Ma ci sono anche livornesi che, nel momento in cui decidono di tuffarsi in mare, sono soliti optare per altre mete, piuttosto che scegliere il moletto di san Jacopo. Divieti o non divieti.
«Anche perché, spesso, qui l’acqua non è pulitissima - commenta Gabriele Simonetti - Perciò preferisco servirmi della doccia sistemata qui dietro, indipendentemente dalla presenza o meno di un’ordinanza che inibisce la balneazione».
Di quest’ultima non si pone il problema neanche Giulia Cialdini, la quale ha l’abitudine, «più che di tuffarsi in acqua, di impiegare il tempo trascorso sul molo solo per prendere il sole».
Il divieto di balneazione tra la chiesa di san Jacopo e la punta dei bagni Acquaviva resterà in vigore «fino a quando le nuove analisi di Arpat non daranno esito favorevole», fino a che, cioè, la concentrazione di escherichia coli ed enterococchi intestinali presenti in mare non torneranno nei limiti consentiti, rispettivamente di 500 e 200 mpn per 100 millilitri di acqua. —
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