Gioco
Eco-reati, Livorno nei guai Spicca sul resto della Toscana
La nostra provincia nel mirino per i traffici illeciti di rifiuti (battuta solo da Firenze) ma anche per il “mattone selvaggio” e per gli attacchi alla biodiversità
LIVORNO. Il dossier di Legambiente punta il dito contro le eco-mafie. E se la Toscana è la realtà più problematica tra le regioni del centro-nord (tant’è che finisce al sesto posto in campo nazionale per gli eco-reati, subito alle spalle delle zone calde delle criminalità organizzata), Livorno spicca all’interno della nostra regione. Lo dice l’ultimo report dell’associazione ecologista del cigno verde, presentato ieri a Firenze da Fausto Ferruzza (presidente di Legambiente Toscana), di Nino Morabito (coordinatore nazionale settore ambiente-legalità di Legambiente), di don Andrea Bigalli (referente regionale di Libera, l’associazione di don Luigi Ciotti che si batte contro le narcomafie) e del colonnello Luigi Bartolozzi, comandante dei Carabinieri forestali di Firenze.
Ad esempio, sul fronte del ciclo dei rifiuti c’è di che restare allarmati: basti pensare al fatto che la Toscana balza al quarto posto in campo nazionale per infrazioni accertate (539), ma in tutto il territorio regionale solo Firenze presenta un numero di criticità più alto di quello che sono state “fotografate” in provincia di Livorno, dove si sono contate nel 2017 41 infrazioni accertate (è l’1% del totale nazionale) con 72 denunce. Del resto, ricordiamo l’effetto choc dell’inchiesta sulle irregolarità nella gestione dei rifiuti che hanno interessato da vicino la nostra città (vedi alla voce Rari e Lonzi).
Non va meglio sul versante del cosiddetto ciclo del cemento, che fa riferimento alle varie attività illecite sul filo dell’abusivismo: attenzione, secondo Legambiente “il mattone selvaggio è servito, in alcuni contesti, per spalancare le porte alle ditte in odore di mafia” . La nostra provincia è in testa a questa poco onorevole classifica e stacca gli altri territori toscani (53 infrazioni accertate, 62 denunce).
Non è tutto. Un altro tassello del puzzle è quello definito come “pirati della biodiversità” : «Nella classifica provinciale dell’illegalità contro la fauna – dice il dossier ecologista – compare anche Livorno tra le città italiane più colpite dal fenomeno, con 174 infrazioni accertate e ben il 2, 9% sul totale nazionale».
Il volume – è stato spiegato – raccoglie «i numeri delle illegalità ambientali, quattro nuovi approfondimenti (dedicati allo sfruttamento degli animali da reddito, al mercato degli shopper illegali, all’allarme dell’illegalità nei parchi e alle navi dei veleni) e una serie di best practices promosse da Legambiente».
Nel corso della presentazione a Firenze è stato messo l’accento anche su altri aspetti: a cominciare da quello relativo all’arrivo in porto di legname (teak, afromosia) che presenta parecchi problemi di regolarità: a quanto si è appreso, non di rado si incappa in irregolarità nella documentazione e questo porta a sequestri e confische con multe ingenti. —
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