Toscana
Cerca di baciare la collega, indagato ispettore dei vigili
Livorno, la violenza sessuale sarebbe avvenuta durante un servizio notturno. La municipale aveva inizialmente sospeso l'agente, poi reintegrato
LIVORNO. La vittima ha raccontato che il suo superiore, un ispettore sessantenne della polizia municipale, avrebbe tentato un approccio a sfondo sessuale provando infine a baciarla durante il servizio, quando i due erano rimasti soli. È da questa denuncia, presentata all’inizio di gennaio, che nei mesi successivi ha preso il via l’inchiesta della squadra mobile che ha portato la pubblico ministero Fiorenza Marrara a chiedere il rinvio a giudizio per l’agente (non pubblichiamo il nome a tutela soprattutto della vittima) accusato di violenza sessuale aggravata. Una vicenda molto delicata per diverse ragioni: protagonisti, ipotesi di reato e contesto, e che per molti mesi è rimasta confinata all’interno dei corridoi del comando provinciale della municipale e poi della Procura. Decisiva in vista dell’udienza preliminare fissata davanti al giudice Mario Profeta a metà ottobre, è la ricostruzione della notte in cui sarebbe avvenuta la violenza sessuale.
LA RICOSTRUZIONE
Secondo quanto raccontato dalla vittima, l’ispettore, responsabile del servizio per quel giorno, avrebbe diviso i cinque agenti (solitamente sono sei per turno) in due squadre, una composta da tre colleghi e l’altra composta dallo stesso ispettore e dalla giovane collega. Possibile - si sono domandati gli investigatori - che questa scelta possa essere considerata come una sorta di premeditazione rispetto al tentativo successivo di violenza? Domanda questa considerata chiave anche rispetto a un eventuale rinvio a giudizio. L’avvocato dell’indagato da parte sua spiega che il suo cliente «nega qualsiasi responsabilità rispetto al reato che gli viene contestato». Bocche cucite anche tra i colleghi dell’ispettore. «Aspettiamo l’esito del processo - spiega qualcuno - nel caso l’accusa venisse confermata sarebbe opportuno prendere dei provvedimenti».
IL PROVVEDIMENTO
In questi mesi qualcosa al comando provinciale si è comunque mosso. Circa un mese fa, infatti, all’ispettore è stata comunicata la sospensione dal servizio in via cautelativa. In quel frangente il sessantenne ha dovuto restituire il tesserino, le manette e l’arma di servizio, oltre alla decurtazione dello stipendio. Un provvedimento che a distanza di poco più di un mese nei giorni scorsi è stato ritirato. A comunicarlo all’avvocato lo stesso ispettore. «La sospensione è stata interrotta e il mio cliente dunque può tornare al lavoro». Una scelta magari giuridicamente sostenuta dal fatto che le indagini nei confronti dell’indagato siano state chiuse, ma che ovviamente comporterà delle conseguenze all’interno dell’ambiente di lavoro a cominciare dalla necessità, per una questione di opportunità, di evitare che i due colleghi possano effettuare turni insieme o che possano avere qualsiasi tipo di contatto visto ciò che è accaduto.
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