Il Tirreno

Livorno

Ecco la giustizia che fa acqua, tra ponteggi e crolli viaggio nel caos

Federico Lazzotti
Ecco la giustizia che fa acqua, tra ponteggi e crolli viaggio nel caos

Livorno, i due tribunali hanno dati ulteriori segni di cedimento. Il sindacato: «Una cittadella per salvarsi dal degrado»

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LIVORNO. Racconta un dipendente che lavora tra il tribunale penale e quello civile per cercare di fotografare la situazione di degrado all’interno degli uffici giudiziari. «Vi ricordate la pubblicità della Zucchetti di fine anni Ottanta dove un idraulico cercava di fermare l’acqua che di volta in volta usciva dalle pareti della stanza? Ecco, qui è lo stesso: l’amministrazione mette una toppa da una parte e un attimo dopo c’è da sistemare un’altra magagna».

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Di esempi simili ce ne sono a decine, anche se l’immagine più scoraggiante sono i ponteggi sulla facciata di via De Larderel che a dicembre compiranno diciotto anni. Ecco perché il cartone che per mesi ha fatto brutta mostra di sé sul pavimento al secondo piano di via Falcone e Borsellino per coprire alcune mattonelle dissestate, può apparire una piccolezza. Peggio, in effetti, è andata la notte dell’alluvione quando per via dell’acqua è crollato una bella fetta di controsoffitto all’interno di una stanza. Per non parlare dello spazio al piano terreno del palazzo De Larderel dove tra le scale che portano alle aule e il corridoio che dà accesso alla sezione civile c’è una zona abbandonata diventata la residenza di lusso – tra il guano che ha coperto le volte si intravedono alcuni affreschi – per decine di piccioni.

Nell’ultima settimana, poi, il doppio allarme lanciato da via Falcone e Borsellino fa riflettere. Venerdì scorso i corridoi tra primo e secondo piano si sono allagati per via dell’acquazzone, mentre due giorni più tardi dalla facciata sugli scali del Vescovado è venuto giù un pezzo di cornicione che ha colpito un’auto costringendo i vigili del fuoco a vietare la sosta e facendo transennare una trentina di metri di strada.

Dentro agli uffici ci portano Demetrio Anghelone e Marco Bitossi della segreteria provinciale del sindacato Unsa Giustizia: «Sono fatiscenti, angusti, gelidi di inverno e torridi in estate, uffici che si trasformano in maleodoranti piscine quando le piogge violente colpiscono la città e le acque delle fognature invadono i piani terreni o “bucano” i tetti». E aggiungono: «Le due sedi sono sempre state inadeguate ad accogliere simili uffici, vuoi perché comunque si tratta di edifici storici e quindi strutturalmente molto lontani dalle reali esigenze di moderni uffici pubblici, vuoi perché proprio per mantenerli adeguatamente rispettosi delle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Da decenni vengono spese ingenti somme per i relativi adeguamenti normativi e interventi di sicurezza».

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Così le voci sempre più insistenti di un progetto concreto per la costruzione di un nuovo palazzo di giustizia possono apparire la soluzione a molti di questi problemi. Proprio su questa strada, lunedì scorso c’è stata un riunione tra il sindaco Filippo Nogarin e il nuovo presidente del Tribunale Massimo Orlando. «Per adesso è prematuro parlarne – spiega il primo cittadino – ci sono degli accordi di riservatezza che intendo rispettare». Eppure un progetto preliminare su carta già ci sarebbe e sarebbe stata anche individuata un’area, nella zona del Picchiati. Ma di tempi e investimenti per il momento non se ne parla.

«Inceneritore a parte, dubitiamo fortemente che sparisca entro il 2021 – conclude il sindacato – sarebbe estremamente opportuno mirare alla realizzazione di una “Cittadella della Giustizia”, dove tutti gli uffici giudiziari possano trovare spazi dignitosi, strutture e servizi moderni, ampi parcheggi e servizi, creando così un Centro Direzionale che possa dare lustro al patrimonio urbanistico di Livorno».

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