Gioco
Piove in Tribunale, corridoi allagati: «Così non si può andare avanti»
L’acquazzone di venerdì 6 luglio ha creato disagi a palazzo di Giustizia di via Falcone e Borsellino. Il dossier: «Stabile inadeguato per gli uffici giudiziari»
LIVORNO. C’è un video in cui si vede un fiume d’acqua che scende dal primo piano del palazzo di Giustizia di via Falcone e Borsellino: sfiora la zona dove sono sistemate le aule riservate alle udienze preliminari, poi fa una curva a sinistra, imbocca le scale che portano agli uffici delle varie sezioni di polizia giudiziaria, per poi scendere ancora, sfociando al piano terreno, lungo il corridoio che arriva all’uscita laterale, quella che guarda l’aula della corte d’Assise. Sono bastate meno di due ore di acquazzone – seppur molto violento per lunghi tratti – per riportare a galla uno dei limiti strutturali del palazzo dove hanno sede il Tribunale penale e la Procura. E più precisamente le infiltrazioni dal tetto e dagli infissi del palazzo. «Ogni volta è la stessa storia – spiega chi frequenta gli uffici – così non si può più andare avanti».
A parte qualche cestino bagnato e il rischio di scivolare sulle pozze d’acqua che si sono create lungo i corridoi, non si segnalano, per fortuna, ulteriori disagi. Ma è ovvio che nonostante gli interventi fatti, anche nel recente passato, con milioni di euro pubblici spesi per cercare di tappare di volta in volte le falle strutturali, situazioni simili facciano riflettere. Stesso ragionamento per il palazzo De Larderel, dove ha sede il tribunale civile. Entrambi per diverse ragioni – ripetono gli addetti ai lavori – non sono più funzionali ad ospitare uffici giudiziari. L’ultima pecca di questa seconda struttura, è stata denunciata dal Tirreno tre giorni fa quando abbiamo raccontato che i ponteggi sulla facciata principale stanno per compiere diciotto anni. E non c’è nessun segnale che la situazione possa essere sbloccata a breve.
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LA RELAZIONE. Per capire l’inadeguatezza che riguarda diversi aspetti del palazzo di Giustizia, basta leggere il dossier firmato dal procuratore capo Ettore Squillace Greco e inviato l’11 novembre dello scorso anno al procuratore generale presso la corte d’Appello di Firenze. «Premesso – scrive – che lo stabile è inadeguato, anche come spazi, ad ospitare gli uffici giudiziari, va detto che esso ha una sola entrata, quella su via Falcone e Borsellino, senza separate via di accesso e senza rivelatore di metalli. In sostanza chiunque può accedere senza particolari controlli se non quelli, ovviamente limitati, che può eseguire il servizio di vigilanza privata che opera all’entrata. Ci sono invece, oltre q uella principale, altre sei vie di uscita non presidiate, di cui due direttamente collegate agli uffici interni». Dunque non solo problemi strutturali ma anche legati alla sicurezza e pure alla dignità dei detenuti.
«La strada – fa notare il procuratore – è molto stretta e per questioni di accessibilità i veicoli della polizia penitenziaria parcheggiano nella trasversale via della Madonna, con la conseguenza che i detenuti in manette percorrono a piedi la pubblica via per accedere alle aule. Così risulta formalizzato questo singolare modo di accompagnare i detenuti in udienza: insicuro e lesivo della loro dignità».
IL PROGETTO. È in questo contesto che il sindaco Filippo Nogarin da almeno un anno sta lavorando al progetto per la costruzione di un nuovo tribunale probabilmente nella zona del Picchianti che possa accogliere sia la sezione civile che quella penale, oltre ovviamente agli uffici della Procura. L’ultimo di una serie di incontri per verificarne la fattibilità è avvenuto martedì scorso in via De Larderel quando il primo cittadino ha avuto un lungo colloquio con il nuovo presidente del Tribunale Massimo Orlando.
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