Il Tirreno

Livorno

DIETRO LE QUINTE 

Le sorprese nell’urna al Lem dopo un decennio tutto in salita

M.Z.

I lavoratori della Compagnia  hanno alle spalle una lunga  fase di difficoltà fra tagli alle buste paga e conti aziendali ancora in affanno

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LIVORNO. Non è davvero il primo uragano che soffia sulle urne al momento del voto dei portuali. Figurarsi che nel 2012 Enzo Raugei, il timoniere della Compagnia nell’era post-Piccini, venne eletto “contro” il suo partito (Pd), e solo in extremis si evitò lo scontro con i “dem” che avevano minacciato di far ritirare i propri uomini dal ballottaggio.

Però, eccettuata quella tornata elettorale di sei anni fa, mai il leader dei portuali aveva visto scendere così giù il proprio consenso fra i lavoratori-elettori: vittoria sì ma con il 63% dei voti nell’urna al Lem. Sotto il 71,1% del 2015 o il 76,6% del 2007. E meno anche del 65,4% del 2010, quando Enzo Raugei e Marco Dalli non erano in tandem bensì in duello.

Dunque, Raugei ce la fa a restare in sella anche in una situazione estremamente difficile ma questo, pur senza tradursi in smottamenti o cedimenti clamorosi, erode non solo il patrimonio del gruppo (messo in vendita pezzo dopo pezzo per puntellare i conti zoppicanti) ma anche la base di consenso.

Era stato Raugei a metterci la faccia subito dopo il primo round elettorale sottolineando che era necessario fare una scelta nel segno dell’esperienza perché c’era da affrontare una fase difficile.

Più difficile di quella cominciata agli inizi del decennio con i tagli alle buste paga, la vendita dei “gioielli di famiglia” per fare cassa e la drastica “spending review” di Alberto Bruschini? Dalli paga probabilmente il fatto di esser stato identificato come Cilp, l’impresa in cui i portuali sono al 50% con la società di Piero Neri e Luigi Negri, in una fase in cui non sono mancati i momenti di tensione fra Cilp e Compagnia.

Ma questo è solo un elemento dello scenario: la Cilp è anche alle prese con una doppia minaccia. Da un lato, in vista del nuovo porto passeggeri in fase di privatizzazione, l’Authority vuol far traslocare la Cilp via dall’Alto Fondale: dove però la società ha ancora anni di concessione mentre nella nuova localizzazione al Molo Italia il magazzino non è stato ancora neanche progettato da Palazzo Rosciano. Dall’altro, il Comune ha deciso di vendere all’Iss di Andrea Palumbo la “Spil 2”: è quest’ultima che ha in mano gli 81mila metri quadri di aree e magazzini di Paduletta in affitto per altri 10 anni alla Cilp.

«Il lavoro che ci attende è duro – dice Dalli – ma credo che le decisioni assunte nelle recenti assemblee e il rinnovo del consiglio per com’è avvenuto rappresentino la strada giusta per Cpl e Cilp». —

M.Z. .

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