Gioco
La forza di salvare una donna e sua figlia, l’eroe Nertil: «Vorrei soltanto un lavoro»
Livorno, il 31enne albanese dopo l’esplosione in via del Seiminario: «Ho fatto il mio dovere. Sono disoccupato da un anno e mezzo: aiutatemi»
LIVORNO. Sente un rumore forte, esce di casa, domanda a qualcuno in strada cosa sia accaduto. Gli arrivano le urla provenienti dal primo piano, dalle cui finestre non escono però solo suoni di disperazione. Ma anche polvere e fumo. Non perde tempo, Nertil. Corre verso il suo furgone, posteggiato qualche decina di metri più là, lungo il marciapiede di via Tonci. È il mezzo con il quale, fino a 16 mesi fa, andava al lavoro per fare il muratore nella ditta dello zio Leonardo. Apre il vano carico, estrae la scala e si dirige in fretta verso il punto individuato. Appoggia le stecche alla facciata, rapidamente comincia la salita e apre la persiana. Di fronte si trova una scena apocalittica. Con Margherita Roccanova e la figlia Francesca abbracciate e terrorizzate in un angolo nella cucina, con il pavimento rigonfiato di oltre un metro rispetto all’antico livello del solaio, in seguito all’esplosione che c’è appena stata al piano terra che ha fatto crollare il pavimento lì dove c’era la camera da letto.
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«Ho subito preso la bimba – racconta il 31enne eroe albanese – ma non è stato facile portarla in salvo. A metà della scala, mentre la stavo portando via da quell’inferno, ha cominciato a gridare chiamando la sua mamma. E io a risponderle, che prima dovevo pensare a lei e poi sarei tornato subito nell’appartamento a finire l’opera. A un metro dal marciapiede si è lasciata andare, credendo di accelerare i tempi, ma costringendomi a saltare con lei, perché stava andando giù di testa e si sarebbe fatta male. A quel punto, c’era da prendere la madre. Ce l’ho fatta. Per fortuna. Ma è stata dura». È stato ricevuto dal sindaco e le parole di Filippo Nogarin lo hanno riempito di orgoglio. «Cittadinanza prima del previsto? Se accade, meglio. Altrimenti, so che ho fatto il mio dovere civico e di livornese. Questa, ormai, è la mia città».
Si racconta, Nertil Qato, arrivato a Livorno nel 2011, dopo aver fatto il contadino in Grecia per tre anni, proseguendo l’attività che già svolgeva dalle sue parti, nelle campagne di Roshink, provincia di Berat, decima città per popolazione dell’Albania. C’era un lavoro da muratore che gli offriva suo zio Leonardo, titolare di una piccola impresa edile, che però - per colpa della crisi - sedici mesi fa decise che non poteva più tenerlo alle proprie dipendenze. Da allora, cerca disperatamente lavoro. «So fare un po’ di tutto, ho anche la patente B. Qualsiasi cosa posso farla, riesco ad adattarmi, mi basta portare il pane a casa onestamente. Tutto, meno che il cuoco, però. Dalle mie parti, la cucina è ritenuta cosa specifica delle donne e saprei appena mettere l’acqua al fuoco per cuocere gli spaghetti (ride, ndc)».
Gli piace Livorno da matti. «Tanti si lamentano e forse hanno ragione perché io non so com’era la città prima, però rispetto a tanti altri posti la trovo pulita. Poi c’è un clima stupendo, al quale aggiungere il mare. E scusate se è poco...». Trascorre il tempo libero in famiglia, Nertil. Soprattutto con la sorella Fatjona e la fidanzata Klovzna, entrambe dipendenti del ristorante Kasita in via delle Cateratte. Non rappresenta il classico uomo italiano con la fissa del calcio o dello sport in genere. «Penso solo a lavorare. Certo, il Mondiale lo guardo, ma senza l’Italia per la quale faccio il tifo non è la stessa cosa. Leggo con piacere che il Livorno pensa di fare una squadra forte per il prossimo campionato di serie B. Anche se allo stadio ci sono andato poche volte, avere di nuovo la squadra in serie A sarebbe bello per tutti».
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